Otto nuovi passaggi verso gli Stati Uniti: la sfida del Messico
Il piano punta a velocizzare gli scambi, mentre il governo difende le risorse per consolati e cittadini coinvolti nei rimpatri.
Quasi l’85% del commercio tra Messico e Stati Uniti passa oggi attraverso 56 ponti di frontiera: un dato che spinge il governo messicano a progettare nuove soluzioni per rendere più fluido l’interscambio. Al Senato, il cancelliere Roberto Velasco ha presentato un piano articolato su otto nuovi valichi e su un rafforzamento dei controlli esistenti.
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Più passaggi per il commercio
L’obiettivo è ampliare la capacità dei collegamenti terrestri tra i due Paesi, intervenendo sia sulle infrastrutture sia sull’organizzazione delle operazioni. Tra le misure previste figurano l’allungamento degli orari di apertura e l’introduzione di tecnologie più avanzate per le verifiche alla frontiera.
Parallelamente, la Cancelleria messicana ha sostenuto operazioni economiche per un valore superiore a 1,5 miliardi di dollari. Il progetto dei nuovi valichi si inserisce quindi in una strategia più ampia, pensata per accompagnare la crescita degli scambi bilaterali con investimenti e procedure più efficienti.
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Fondi e tutela dei rimpatriati
Nel corso dell’audizione, Velasco ha affrontato anche la situazione finanziaria dei servizi destinati ai cittadini messicani all’estero. Il ministero sta cercando di evitare una riduzione del 4,4% delle risorse disponibili e tratta una diversa distribuzione dei fondi per preservare le attività di assistenza.
È stata inoltre annunciata la revisione dei contratti del personale diplomatico assunto localmente, un intervento atteso da 26 anni. La Cancelleria ha confermato di aver seguito 238.194 connazionali coinvolti in procedimenti di rimpatrio; per verificare gli incidenti avvenuti sul territorio statunitense sono state inviate 16 note ufficiali e depositate 20 denunce.
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