Mishmar HaEmek, il canto dei pionieri e il mea culpa della sinistra
Nel kibbutz israeliano gli anziani conservano riti e ideali del passato, ma riconoscono anche le responsabilità della sinistra nella crescita della destra religiosa.
A Mishmar HaEmek il tempo sembra fermarsi quando risuonano le prime note dell’Internazionale. Gli anziani del kibbutz si alzano ancora in piedi e cantano insieme, ripetendo un gesto rimasto intatto nonostante i profondi cambiamenti della società israeliana.
GioiaPura
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Un rito che resiste al tempo
La canzone richiama una stagione in cui la comunità celebrava con convinzione la propria identità politica e collettiva. Oggi quel momento conserva soprattutto il valore della memoria, ma continua a coinvolgere tutti i vecchi membri presenti.
Michal Shamai, professoressa di 77 anni e componente del kibbutz, ricorda che in passato l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre era accompagnato da una grande festa. Il suo racconto restituisce l’immagine di una comunità nella quale gli ideali dei fondatori occupavano ancora uno spazio centrale nella vita quotidiana.
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La sinistra guarda ai propri errori
Mishmar HaEmek, comunità composta da 650 membri, mantiene così un legame visibile con le proprie origini. Tuttavia, il richiamo al passato non coincide con una celebrazione priva di dubbi: accanto al pacifismo emerge anche un esame critico delle scelte compiute dalla sinistra israeliana.
Tra le riflessioni maturate nel kibbutz c’è infatti l’idea che la crescita della destra religiosa sia stata favorita, almeno in parte, anche dalle responsabilità della sinistra. Il canto degli anziani diventa così non soltanto il segno di una tradizione ancora viva, ma anche il punto di partenza per interrogarsi su ciò che è cambiato nel Paese.
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