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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Minori, la stretta sugli allontanamenti: cosa chiede la nuova Agenda

La Garante Marina Terragni propone un quadro aggiornabile per superare automatismi e teorie prive di basi scientifiche nelle decisioni sulla tutela dell’infanzia.

L’obiettivo è riportare al centro l’ascolto e la protezione concreta di bambini e adolescenti nei procedimenti che li riguardano. Durante l’audizione del 30 settembre alla Camera, Marina Terragni ha presentato, insieme alla Relazione annuale sulle attività 2025, l’Agenda dei diritti dei minori: un documento pensato per esaminare norme, prassi e criticità, contrastando stereotipi e decisioni automatiche.


Decisioni individuali e verifiche rigorose

L’Agenda chiede che ogni scelta giudiziaria venga costruita sulle caratteristiche specifiche del caso e su accertamenti solidi. Per questo, secondo il documento, nelle aule di tribunale dovrebbero operare professionisti adeguatamente preparati sul diritto minorile, evitando valutazioni fondate su schemi prestabiliti.

Il progetto punta anche a una collaborazione stabile tra le istituzioni, con l’idea di sviluppare un sistema nazionale capace di garantire salute, cura e qualità scientifica negli interventi di tutela. Il riferimento è ai quattro criteri del superiore interesse del minore: ascolto, salute, sicurezza e cura.


L’allontanamento resta una scelta estrema

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il ricorso all’allontanamento dalla famiglia. La Garante ribadisce che questa misura dovrebbe essere utilizzata soltanto quando esista un pericolo concreto per l’incolumità del minore e quando il danno prevedibile lasciandolo nel nucleo familiare risulti chiaramente maggiore rispetto a quello prodotto dalla separazione.

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Il documento considera prioritaria la fine degli interventi coercitivi contro bambini e ragazzi e dei prelievi imposti da genitori che si prendono cura di loro senza esercitare violenza. La stessa cautela viene indicata per i nuclei familiari fragili, quando esistano margini reali per sostenerli e rafforzarne le capacità genitoriali. La responsabilità, sottolinea l’Agenda, riguarda magistratura, servizi sociali e sistema sanitario.


Stop alle teorie senza basi scientifiche

Un altro capitolo è dedicato all’uso dell’alienazione parentale e delle formulazioni derivate nei procedimenti sull’affidamento dopo una separazione. Secondo la Garante, questo modello può finire per danneggiare nuovamente madri vittime di violenza, oscurando gli abusi, spostando le responsabilità e svalutando le parole dei figli.

Terragni evidenzia che tali impostazioni continuano a influenzare alcune decisioni giudiziarie e consulenze, nonostante l’assenza di un riconoscimento scientifico e le critiche espresse da organismi internazionali, comunità scientifica e Corte di cassazione. Il rischio, si legge nell’Agenda, è che la testimonianza del minore venga reinterpretata attraverso categorie astratte, compromettendo il suo diritto a essere ascoltato e creduto.

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