Mini pacchi, la tassa da 2 euro cambia ancora: nuova data nel 2027
Il contributo italiano sulle spedizioni extra Ue sotto i 150 euro slitta per la quarta volta, mentre il costo complessivo resta a 5 euro fino alla fine dell’anno.
Il rinvio della tassa italiana sui piccoli acquisti online ha un effetto immediato sui conti dello Stato: ogni mese senza il contributo da 2 euro vale 20,4 milioni di euro di entrate in meno. L’avvio, inizialmente previsto per il 1° dicembre, è stato spostato al 1° gennaio 2027 con un nuovo decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri.
Nel frattempo, per i pacchi provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione europea e con valore inferiore a 150 euro, il costo complessivo resterà pari a 5 euro per spedizione dal 1° novembre al 31 dicembre. La cifra comprende già i prelievi introdotti a livello europeo; la quota italiana arriverà soltanto dal prossimo anno.
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Un rinvio che costa oltre 122 milioni
Il differimento rappresenta il quarto cambio di calendario per la misura. La tassa era stata inserita nella legge di Bilancio 2026 con decorrenza fissata al 1° gennaio, ma in seguito l’entrata in vigore era stata rinviata prima a luglio, poi a ottobre e infine al 1° dicembre.
Le relazioni tecniche collegate al provvedimento stimano in 20,4 milioni di euro la perdita mensile per l’erario. Se il rinvio proseguirà fino alla fine di dicembre, il mancato gettito complessivo supererà quindi quota 122 milioni di euro rispetto alle previsioni iniziali.
Cosa pagheranno gli acquisti extra Ue
Per chi effettua ordini online da Paesi non appartenenti all’Unione europea, la somma da versare fino al 31 dicembre sarà di 5 euro a invio. Il calcolo nasce dall’unione tra il dazio europeo di 3 euro e la commissione di gestione doganale da 2 euro.
Il contributo nazionale non si aggiungerà dunque nell’ultima parte del 2026. La sua applicazione partirà il 1° gennaio 2027 e riguarderà le spedizioni di valore inferiore a 150 euro, secondo quanto stabilito dalla nuova norma.
Il passaggio dal decreto bollo
La disposizione è contenuta nell’articolo 1 del decreto legge appena approvato. Lo stesso articolo assegna anche risorse destinate al settore dell’autotrasporto, collegando le due misure nello stesso intervento normativo.
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In precedenza, il Governo aveva inserito il rinvio e gli aiuti all’autotrasporto in un emendamento al decreto sul bollo auto, cioè il decreto legge 162/2026. Il testo era stato depositato in commissione Finanze alla Camera mercoledì 21 ottobre, ma l’esame era stato subito accantonato.
Perché il Governo ha cambiato strada
Per rendere disponibili più rapidamente le risorse alle imprese di autotrasporto, l’esecutivo ha scelto di trasferire le norme in un provvedimento autonomo. In questo modo, il rinvio della tassa può diventare operativo senza attendere la conversione del decreto sul bollo auto.
L’approvazione di quel decreto era prevista entro il 16 novembre. Spostando la materia nel nuovo testo, il Governo ha quindi separato la decorrenza del contributo dai tempi parlamentari legati all’altro provvedimento.
La stretta europea è già partita
A livello comunitario, il primo intervento è entrato in vigore il 1° luglio: sulle merci sotto i 150 euro è stato introdotto un dazio fisso di 3 euro. Nei primi due mesi, secondo i dati riportati nella documentazione tecnica, i flussi si sono ridotti di quasi il 40%.
Dal 1° novembre si applica inoltre un ulteriore importo europeo di 2 euro per la gestione delle pratiche doganali. È questa componente, sommata al dazio, a portare temporaneamente a 5 euro il costo di ogni spedizione extra Ue, in attesa dell’arrivo del prelievo italiano.
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