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Attualità 3 min di lettura45 min fa

Milano, vetrine riparate e paura: il centro teme un altro weekend di scontri

In via Torino la vita commerciale è ripartita, ma tra commessi e titolari resta forte l’ansia per nuovi episodi di violenza e per l’assenza di controlli sufficienti.

Il centro di Milano prova a ripartire dopo le devastazioni del fine settimana, ma tra chi lavora nelle strade attorno al Duomo la normalità appare ancora fragile. Il timore principale riguarda i prossimi giorni: molti commercianti si chiedono se potranno tornare nuovi assalti e lamentano una presenza delle forze dell’ordine giudicata insufficiente.

In via Torino il passaggio dei clienti non si è fermato. I negozi sono in gran parte aperti, anche quelli colpiti, riconoscibili dai vetri danneggiati e dalle protezioni in legno. Tra piazza Duomo, Porta Ticinese e le Colonne di San Lorenzo si sente il consueto rumore della città, ma nei discorsi di residenti e lavoratori ritorna continuamente la stessa parola: paura.

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Il prossimo fine settimana preoccupa

La sicurezza è il tema più discusso tra i titolari delle attività. Alcuni arrivano a chiedere interventi più duri da parte degli agenti, mentre altri invocano perfino l’uso di proiettili di gomma. Al di là delle posizioni più radicali, la richiesta comune è quella di avere controlli visibili e continui nelle vie dello shopping.

Sara, che lavora in un negozio di via Dante vicino al punto vendita Lacoste danneggiato durante le proteste, racconta di aver visto cambiare rapidamente la presenza delle forze dell’ordine: «Sabato hanno spaccato il negozio, domenica la via era piena di polizia e giornalisti, lunedì non c’era più una volante, nemmeno di rappresentanza». Per gli esercenti, questa alternanza alimenta l’incertezza proprio alla vigilia di un possibile nuovo momento critico.


Commessi ancora sotto pressione

La paura non riguarda soltanto i proprietari dei negozi. Francesca, nome di fantasia, si trovava al lavoro da Foot Locker quando il punto vendita è stato preso d’assalto da giovani con il volto coperto. Gli addetti furono fatti uscire rapidamente e il giorno successivo rimasero a casa; ora sono tornati, ma senza sentirsi davvero al sicuro.

La commessa non considera gli episodi di violenza una forma di protesta e contesta il fatto che i danni ricadano anche sui dipendenti: «Se devono protestare che lo facciano davanti ai palazzi del potere. Se spaccano le vetrine e i negozi vengono chiusi ci rimettiamo anche noi». Secondo i colleghi del supermercato Carrefour, finito al centro di uno dei video più diffusi, alcuni lavoratori hanno avuto uno spavento tale da restare in malattia per tutta la settimana.

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Clienti assenti e danni da riparare

Anche le attività rimaste indenni risentono del clima. Nicole, giovane cofondatrice del salone di bellezza MAAT, spiega che diversi clienti hanno rinunciato agli appuntamenti o li hanno rinviati per non dover attraversare il centro. Il timore di nuove violenze, quindi, produce conseguenze anche sui negozi che non sono stati direttamente colpiti.

I commercianti ricordano inoltre che la sostituzione delle vetrine danneggiate ricade spesso sulle loro spalle. In via Torino alcuni sono stati visti prendere le misure e rafforzare gli ingressi, nel tentativo di prepararsi a eventuali nuovi attacchi. Proprio la scelta degli obiettivi continua a lasciare perplessi i lavoratori: accanto al Carrefour preso d’assalto si trovano boutique di lusso e negozi con prodotti di grande valore che non sono stati toccati.


Una normalità soltanto apparente

Laura, che lavora a Milano da quindici anni e da due opera in via Torino, lunedì ha scelto di lavorare da casa per il timore di nuovi scontri. A suo giudizio, la situazione è diventata difficile da recuperare e uscire quotidianamente in città significa convivere con un senso costante di insicurezza.

Nel frattempo, i commessi continuano ad accogliere i clienti e le persone passeggiano tra i negozi come in una mattina qualsiasi. Sotto questa superficie, però, restano le vetrine da sistemare, gli appuntamenti cancellati e la domanda che accomuna molti lavoratori della zona: quale sarà il livello di protezione quando tornerà il fine settimana?

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