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Attualità 4 min di lettura33 min fa

Milano, il nuovo decreto sicurezza cambia poco: cosa prevede davvero

Il provvedimento varato dopo le violenze del 17 e 18 ottobre amplia strumenti già esistenti e introduce nuove regole per manifestazioni, minori e risarcimenti.

La parte più rilevante del provvedimento non sta tanto nelle norme completamente inedite, quanto nell’estensione di misure già presenti nell’ordinamento. Il decreto-legge approvato il 20 ottobre dal Consiglio dei ministri, dopo i saccheggi e le devastazioni avvenuti a Milano il 17 e 18 ottobre, contiene otto articoli, nuove ipotesi di reato, strumenti preventivi più ampi e cinquecento militari aggiuntivi destinati al capoluogo lombardo.

Il governo guidato da Giorgia Meloni ha collegato l’intervento alla necessità di rispondere alle violenze di piazza. Tuttavia, molte disposizioni riprendono meccanismi comparsi nei decreti Caivano e Sicurezza, oltre che nella stretta approvata nel febbraio 2026. Il dubbio centrale riguarda quindi la reale portata delle novità e la loro sovrapposizione con norme già applicabili.

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Una nuova accusa per le proteste violente

Tra le poche innovazioni specifiche per le manifestazioni c’è il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. La fattispecie riguarda gruppi composti da almeno cinque persone, riunite anche solo occasionalmente, che lanciano o impiegano oggetti offensivi oppure strumenti pericolosi, creando un rischio concreto per l’incolumità altrui. La pena prevista va da due a cinque anni di reclusione, accompagnata da una sanzione fino a 20mila euro.

Il trattamento sanzionatorio può diventare più severo se i partecipanti hanno il volto coperto o provocano danni a infrastrutture e servizi di pubblica utilità. Per chi costituisce o dirige gruppi finalizzati a organizzare proteste violente, anche attraverso mezzi informatici, la reclusione indicata arriva invece da quattro a dodici anni.

La nuova disciplina si inserisce però in un quadro che già punisce il porto di oggetti atti a offendere, l’uso di esplosivi, il danneggiamento, la devastazione, il saccheggio, l’istigazione a delinquere e la partecipazione ai reati commessi da più persone. Il decreto aggiunge inoltre un’aggravante per i danneggiamenti compiuti da almeno cinque persone organizzate e ritocca verso l’alto le pene per alcune condotte commesse durante le manifestazioni.


Arresti più estesi e minori coinvolti

Un’altra misura riguarda la flagranza differita, cioè la possibilità di arrestare una persona anche dopo la commissione del fatto, quando esistano elementi documentali sufficienti. Lo strumento, già utilizzato soprattutto per i reati legati alle manifestazioni sportive, viene esteso ai delitti indicati dal decreto e può essere applicato anche ai minorenni. La stessa possibilità viene prevista per alcuni danneggiamenti realizzati da gruppi.

Sul piano della giustizia minorile, il cambiamento più significativo concerne chi ha compiuto 14 anni. Per questi ragazzi la capacità di intendere e di volere verrebbe considerata esistente, salvo prova contraria. Oggi, invece, per le persone tra 14 e 18 anni l’imputabilità deve essere verificata dal giudice caso per caso.

La modifica non equivale a una responsabilità automatica per ogni fatto commesso: l’imputabilità e l’accertamento della responsabilità restano due passaggi distinti. Rimane inoltre la riduzione della pena prevista per i minorenni imputabili, ma l’intervento incide sul principio contenuto nell’articolo 98 del codice penale e apre interrogativi sulle garanzie costituzionali della giustizia minorile.

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Viene ampliato anche il fermo preventivo. Accompagnamento e trattenimento negli uffici di polizia potranno riguardare non soltanto le manifestazioni, ma anche operazioni svolte in luoghi molto affollati, quando vi siano elementi concreti per ritenere possibile una condotta pericolosa. La misura potrà essere applicata ai minori e, secondo il comunicato del governo, avrà una durata massima di dodici ore.


Più poteri al questore e ai tribunali

Il questore potrà impedire, per un periodo massimo di un anno, che determinate persone si incontrino con soggetti specifici in luoghi individuati. Il provvedimento potrà colpire anche ragazzi dai 14 anni che abbiano manifestato atteggiamenti violenti o intimidatori in gruppo e che siano già stati sottoposti a misure preventive oppure condannati, nei cinque anni precedenti, per reati contro la persona o il patrimonio.

Anche questa previsione amplia strumenti già conosciuti dalla legislazione sulla sicurezza urbana e dal decreto Caivano del 2023. Il governo interviene inoltre sull’organizzazione delle convalide degli arresti, nel timore che un numero elevato di fermi concentrati in poche ore renda difficile rispettare i tempi stabiliti dalla legge.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha spiegato che il presidente del tribunale potrà chiedere alla Corte d’appello di assegnare immediatamente un magistrato, senza passare dalle procedure ordinarie. «Il presidente del tribunale può chiedere al presidente della Corte di appello l’applicazione di un giudice bypassando le procedure ordinarie e ottenendo una applicazione immediata», ha detto durante la conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri.


Multe ai genitori e risarcimenti

Il decreto prevede sanzioni amministrative anche a carico dei genitori quando un figlio minorenne, compreso un ragazzo non imputabile, prende parte a determinati reati. La responsabilità può essere esclusa se viene dimostrato che il genitore non aveva la possibilità di impedire il comportamento. Gli importi vanno da 500 a 1.000 euro e possono raddoppiare in caso di reiterazione.

Sul fronte dei danni, il testo punta ad accelerare il recupero delle somme. Per i beni pubblici il prefetto potrà intervenire direttamente, mentre i privati danneggiati potranno ricorrere più rapidamente a un decreto ingiuntivo. Anche queste procedure, come diverse altre parti del provvedimento, si innestano su strumenti già presenti e vengono soprattutto rafforzate o estese.

Il quadro che emerge è quindi quello di una stretta costruita in larga parte sull’ampliamento di norme esistenti. La novità più netta riguarda le manifestazioni organizzate violente e la presunzione di imputabilità per chi ha compiuto 14 anni; per il resto, il decreto interviene su prevenzione, arresti, responsabilità familiari e risarcimenti senza partire da un sistema privo di regole.

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