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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Milano, stretta sui minori: cosa cambia per militari e piazza

Il governo valuta nuove misure dopo gli scontri nel capoluogo lombardo, ma restano aperti i nodi sul fermo preventivo e sui poteri dell’Esercito

Tra le ipotesi ancora in discussione c’è anche quella, avanzata da Matteo Salvini, di negare la cittadinanza a un minorenne responsabile di un reato contro l’ordine pubblico. Sul tavolo figura inoltre la possibilità di vietare gli assembramenti, non soltanto le manifestazioni formalmente organizzate.

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Militari presenti, poteri ancora incerti

Il governo deve poi definire il perimetro operativo dei 500 militari destinati a Milano nei prossimi mesi. Gli uomini arriverebbero nell’ambito di Strade sicure, ma non è ancora stabilito se potranno svolgere compiti più incisivi rispetto alla semplice vigilanza sul territorio.

Guido Crosetto sostiene da tempo che l’impiego attuale lasci ai soldati un ruolo limitato, ridotto spesso alla presenza in uniforme e armata nelle strade. L’ipotesi circolata fino al 19 ottobre prevedeva per loro anche funzioni di polizia giudiziaria, con la possibilità di identificare o bloccare persone ritenute violente o sospette.

Su questo punto, però, il ministero dell’Interno avrebbe frenato per tutelare le competenze di polizia e carabinieri e la catena di comando che fa capo al Viminale. All’avvio del Consiglio dei ministri, questa sembrava essere l’impostazione prevalente: i militari sarebbero stati impiegati in città, ma senza il potere di arrestare.


Il fermo dei minori si allontana

I dubbi più delicati riguardano la proposta di trattenere preventivamente i minorenni prima delle manifestazioni. La misura, emersa dopo gli episodi verificatisi a Milano, sarebbe stata ridimensionata durante il confronto preparatorio tenuto a Palazzo Chigi e guidato da Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

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Il problema non è soltanto politico. Un intervento di questo tipo potrebbe sollevare questioni di compatibilità costituzionale, perché consentirebbe di privare della libertà un minorenne senza un reato già commesso né un pericolo accertato, senza il consenso dei genitori e con l’autorità giudiziaria informata soltanto in un secondo momento.

La misura attribuirebbe alle forze dell’ordine un margine decisionale particolarmente ampio. Per le perplessità sulla legittimità del provvedimento e per il rischio di una successiva bocciatura, diverse ricostruzioni concordano sul fatto che il fermo preventivo destinato ai minori dovrebbe essere eliminato dal testo.


Il nuovo pacchetto dopo gli scontri

Il Consiglio dei ministri, convocato alle 17.30, è chiamato a esaminare il settimo pacchetto sicurezza del governo Meloni. L’intervento nasce dopo gli scontri avvenuti tra sabato e domenica a Milano, dove alle violenze in strada si è aggiunto l’assalto a diversi negozi del centro, con la partecipazione anche di numerosi minorenni.

Tra le disposizioni che dovrebbero restare compare l’inasprimento delle pene per la devastazione e il saccheggio commessi dagli adulti. Oggi questo reato prevede già una reclusione compresa tra 8 e 15 anni; il provvedimento punta inoltre a rafforzare la punibilità di alcune condotte commesse dai minori fino ai 14 anni.

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