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Attualità 2 min di lettura6 ore fa

Milano, figli fermati dopo i saccheggi: la rabbia dei genitori

Alla questura di via Fatebenefratelli arrivano madri e padri convocati nella notte: tra i giovani trattenuti, nove su dieci non hanno ancora 18 anni.

Un padre egiziano cerca di ricostruire le ore in cui ha perso di vista il figlio quindicenne. Il ragazzo, arrivato in Italia un anno e mezzo fa, domenica era uscito con la madre e aveva raggiunto il Duomo prendendo il tram 15. Poi di lui non si sono più avute notizie fino alla telefonata ricevuta alle 6 del mattino: la questura chiedeva ai genitori di andare a riprenderlo.

«Va a scuola, è un bravo ragazzo», racconta l’uomo, ancora senza una spiegazione precisa su quanto accaduto. Poco distante, un ventiduenne appena liberato prova a rispondere alle domande di una madre: lei vuole capire se qualcuno abbia visto il figlio diciottenne, riconoscibile forse da una felpa marrone.

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La notte dei genitori in attesa

Il giovane non riesce a darle una risposta certa. Nella stanza di sicurezza in cui è stato trattenuto, spiega, c’erano 28 ragazzi; agli accompagnati sono stati distribuiti cibo e bevande, mentre le coperte non bastavano per tutti. La donna, intanto, sostiene che il figlio fosse soltanto uno spettatore spaventato e ricorda che proprio quella mattina avrebbe dovuto sostenere un colloquio di lavoro.

All’esterno della questura di Milano, altri genitori aspettano che un agente pronunci il nome del proprio figlio. Sono arrivati dopo essere stati contattati durante la notte e mostrano soprattutto stanchezza e apprensione. I ragazzi erano stati portati negli uffici di via Fatebenefratelli dopo il secondo pomeriggio consecutivo segnato da danneggiamenti e saccheggi nel centro della città.


Oltre 200 ragazzi negli uffici

Nel complesso, i giovani accompagnati in questura sono più di 200 e circa il 90 per cento è minorenne. La presenza di famiglie molto diverse per origine e condizione sociale restituisce lo stesso smarrimento davanti a una convocazione arrivata nel cuore della notte.

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Un padre italiano attende notizie del figlio, che compirà 18 anni tra una settimana. «Un commissario ha telefonato a sua madre stanotte, non so assolutamente che cosa possa aver combinato», dice, mentre si copre più volte il viso e preferisce non aggiungere altro.


Rabbia e paura fuori dalla questura

Più duro è lo sfogo di un genitore romeno, giunto da Como insieme alla moglie per il figlio di 19 anni. Vive in Italia da 30 anni e lavora come frontaliero in Svizzera: teme che l’episodio possa avere conseguenze anche sul posto di lavoro. «Che vergogna essere qui stamattina. Sono furioso per mio figlio e per la sua compagnia di deficienti», afferma.

Un altro padre esce dall’edificio insieme al ragazzo, vestito con una tuta scura e il cappuccio abbassato sul volto. Il giovane tiene gli occhi rivolti a terra; appena raggiunto il primo incrocio, il genitore interrompe il silenzio con un rimprovero, prima di allontanarsi rapidamente.

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