Milano devastata, la domanda scomoda: chi doveva proteggerla
Dopo le devastazioni, commercianti e cittadini chiedono risposte: il nodo non è soltanto il questore, ma una politica della sicurezza priva di risorse e risultati.
Le immagini dei negozi distrutti, delle auto date alle fiamme e delle strade segnate dagli assalti raccontano una ferita che non si chiude con la solidarietà istituzionale. Per chi riapre la propria attività tra vetri infranti e danni ingenti, il problema è capire chi pagherà e perché quelle violenze non siano state fermate.
Nel frattempo, il sindaco di Milano e il ministro dell’Interno si scambiano accuse: da una parte viene denunciata la scarsità di agenti, dall’altra si contesta il tentativo di spostare l’attenzione dai responsabili dei disordini. La discussione, però, non dovrebbe trasformarsi in un semplice regolamento di conti politico. La responsabilità da chiarire è più ampia e riguarda il modo in cui viene organizzata la sicurezza.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
Il questore non decide da solo
Prima di individuare nel questore il responsabile esclusivo di quanto accaduto, occorre ricostruire come nasce un servizio di ordine pubblico. Nei giorni precedenti vengono analizzati i rischi, le informazioni disponibili, i gruppi attesi e i luoghi da proteggere; sulla base di queste valutazioni il questore prepara il dispositivo e chiede l’intervento dei reparti specializzati.
Queste unità, tuttavia, non sono nella sua piena disponibilità. La loro distribuzione dipende da una programmazione nazionale del Ministero dell’Interno, che deve contemporaneamente rispondere alle richieste provenienti da molte Questure. Se gli organici sono insufficienti, il responsabile locale deve scegliere quali priorità affrontare, con il rischio di lasciare meno tutelati alcuni obiettivi. Questo non esclude possibili errori di valutazione o di comando, che dovranno essere verificati, ma rende necessario conoscere la distanza tra le forze richieste e quelle effettivamente assegnate.
Più reati, poche risorse
Nel novembre 2025 il Ministero dell’Interno ha riferito al Parlamento che alla Polizia di Stato mancavano quasi 13.000 unità rispetto alla dotazione prevista. Problemi analoghi riguardano Carabinieri e Guardia di Finanza, come i sindacati segnalano da anni. Presentare ogni nuova assunzione come un potenziamento può essere fuorviante: se i nuovi ingressi sostituiscono soltanto il personale andato in pensione, la forza disponibile non cresce; se non compensano le uscite, addirittura diminuisce.
La carenza riguarda anche le strutture penitenziarie e il sistema giudiziario. Da quattro anni vengono annunciati nuovi reati, pene più severe e strumenti come le zone rosse, spesso senza risorse aggiuntive adeguate. Anche il fermo preventivo può impegnare numerosi operatori nella custodia e negli adempimenti connessi, sottraendoli al controllo delle piazze. Inasprire le sanzioni, senza rendere possibile la loro applicazione, rischia così di produrre effetti limitati.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Carceri e processi al limite
Le prigioni soffrono la mancanza di posti e di una politica organica per l’edilizia penitenziaria. Al posto di affrontare le cause del sovraffollamento, si ricorre a provvedimenti destinati a ridurre temporaneamente la pressione carceraria. Quando una persona torna libera, il confronto politico finisce spesso per coinvolgere i magistrati, chiamati ad applicare norme approvate dalla politica stessa.
Anche il processo penale, nato nel 1988 da un modello considerato avanzato, è stato modificato più volte per adattarlo alla debolezza degli organici e delle strutture. Il risultato è un allungamento dei tempi e un indebolimento della certezza della pena, mentre continuano gli annunci di nuove fattispecie di reato e di ulteriori aggravamenti. La sicurezza, quindi, non può essere valutata soltanto sulla base delle pene previste sulla carta.
Le risposte che ancora mancano
A pagare il prezzo più immediato restano i commercianti, costretti a contare i danni e a interrogarsi sulle risorse necessarie per ripartire. Ci sono poi i cittadini che hanno assistito senza poter intervenire e gli agenti esposti al pericolo. A tutti loro non serve il confronto tra ministro e sindaco, ma sapere chi li sosterrà e quali misure impediranno il ripetersi di episodi simili.
Una strategia seria dovrebbe occuparsi anche del disagio giovanile, delle scuole, delle periferie, dei quartieri degradati e dell’integrazione. Il governo deve spiegare le proprie scelte e i risultati ottenuti; le opposizioni, allo stesso modo, dovrebbero proporre alternative praticabili, non limitarsi alla denuncia. Dopo anni di promesse, i cittadini hanno diritto a decisioni, trasparenza e a una spiegazione precisa sul perché, quella volta, lo Stato non sia riuscito a proteggerli.
Continua a leggere
A Milano il super Nmr da 800 MHz: cosa cambia per le nuove terapie
“È un esempio concreto di come la collaborazione tra industria e ricerca possa generare un valore che va oltre i singoli enti coinvolti”.
Il segreto dei video di Giorgina: la domanda arriva a sorpresa
Elena Cecchi racconta come sono nati i video di Giorgina Siviero e perché il successo online ha cambiato anche il loro rapporto
Milano e nuove proteste: Meloni cerca la stretta sulla sicurezza
Dopo le devastazioni nel capoluogo lombardo e in vista delle mobilitazioni del 24 e 30 ottobre, il governo valuta norme, risorse e strumenti per prevenire nuovi disordini
Ricerca, a Milano arriva il super Nmr: cosa cambia per le nuove terapie
«È un esempio concreto di come la collaborazione tra industria e ricerca possa generare un valore che va oltre i singoli enti coinvolti».