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Attualità 3 min di lettura11 min fa

Ricerca, a Milano arriva il super Nmr: cosa cambia per le nuove terapie

«È un esempio concreto di come la collaborazione tra industria e ricerca possa generare un valore che va oltre i singoli enti coinvolti».

«È un esempio concreto di come la collaborazione tra industria e ricerca possa generare un valore che va oltre i singoli enti coinvolti». Christian Steinkuhler, direttore scientifico di Italfarmaco, descrive così l’impatto del nuovo spettrometro Nmr da 800 MHz, nato dalla partnership con l’Istituto di Ricerche Chimiche e Biochimiche G. Ronzoni. La tecnologia, installata a Milano, potrà sostenere studi sulle malattie rare, l’oncologia e lo sviluppo di nuovi farmaci.

L’apparecchiatura non sarà utilizzata soltanto dai due soggetti che hanno finanziato e reso possibile il progetto. Secondo il modello di BioSpecNet, il consorzio creato da Italfarmaco Spa e dall’Istituto G. Ronzoni, l’infrastruttura sarà disponibile anche per atenei, enti di ricerca e aziende esterne, attraverso collaborazioni scientifiche o prestazioni specialistiche.

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Una piattaforma aperta alla ricerca

La scelta punta a estendere l’utilità dell’investimento ben oltre la sede milanese. Il sistema potrà quindi diventare uno strumento condiviso per gruppi impegnati in progetti biomedici e farmaceutici, rafforzando i collegamenti tra ricerca pubblica, industria e realtà private.

Per Marco Guerrini, direttore dell’Istituto G. Ronzoni, «disporre di una piattaforma di questo livello significa poter studiare biomolecole e interazioni farmaco-proteina con un grado di dettaglio che fino a oggi non era disponibile nella nostra struttura». Il nuovo strumento, ha aggiunto, consolida le competenze dell’istituto e apre ulteriori possibilità di cooperazione con università, centri specializzati e imprese.


Più precisione sulle biomolecole

La risonanza magnetica nucleare consente di esaminare i campioni senza danneggiarli. Un campo magnetico uniforme e impulsi di onde radio permettono di ricavare dati sulla configurazione delle molecole e sui legami che stabiliscono tra loro, fino a chiarire il modo in cui una proteina interagisce con un possibile farmaco.

Il dispositivo è dotato anche della tecnologia CryoProbe, una sonda mantenuta a 20 gradi Kelvin, pari a circa -253 °C. Il raffreddamento riduce il rumore di fondo e può aumentare fino a 5 volte la sensibilità rispetto a una sonda convenzionale, rendendo possibile l’analisi di proteine presenti in quantità molto ridotte, come spesso avviene negli studi sulle patologie rare.

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Dalla scoperta dei farmaci ai carboidrati

Le applicazioni riguardano diversi ambiti. Nella ricerca farmacologica, l’Nmr aiuta a capire come una molecola sperimentale si leghi al proprio bersaglio biologico; nella biologia strutturale consente invece di ricostruire la forma tridimensionale di proteine complesse coinvolte in processi patologici.

La tecnologia può inoltre esaminare contemporaneamente centinaia di piccole molecole contenute in un fluido biologico, offrendo informazioni sul metabolismo dell’organismo. Un settore particolarmente rilevante per il G. Ronzoni è quello della chimica dei carboidrati: la maggiore risoluzione consentirà di studiare con più accuratezza polisaccaridi complessi, importanti anche per la ricerca su farmaci antitrombotici e antitumorali.


Un primato nel settore privato

L’Nmr da 800 MHz è il primo strumento di questa potenza operativo in una struttura privata italiana e il primo attivo nel Nord del Paese. In Italia sono presenti altri 3 sistemi con la stessa frequenza, ma tutti all’interno di università pubbliche; in Europa se ne contano poco più di 60.

L’apparecchio amplia la dotazione dell’Istituto G. Ronzoni, che dispone già di 2 strumenti da 500 MHz e di uno da 600 MHz. La sua entrata in funzione, comunicata il 19 ottobre da Roma, conclude un percorso di collaborazione scientifica tra Italfarmaco e l’istituto milanese che dura da oltre vent’anni e porta nel settore privato una capacità di ricerca finora concentrata in pochissimi centri.

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