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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Milano, arrivano 500 parà: il nodo delle regole e degli strumenti

Da sabato 24 ottobre i militari della Folgore saranno impiegati tra stazioni e aree sensibili, ma con poteri e dotazioni più limitati rispetto alle forze di polizia.

Il primo banco di prova sarà Milano, dove da sabato 24 ottobre entreranno in servizio 500 paracadutisti della Folgore provenienti da Siena. Il loro compito sarà rafforzare la sorveglianza nelle stazioni di partenza e di arrivo, ma senza la piena disponibilità degli strumenti normalmente utilizzati da polizia e carabinieri. È proprio questa limitazione ad alimentare i dubbi all’interno della Difesa: il rischio, secondo le perplessità emerse, è che i soldati finiscano per essere esposti senza poter intervenire con efficacia.

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Il nuovo contingente parte da Milano

L’invio dei 500 militari rientra nelle misure previste dal nuovo Decreto Sicurezza e rappresenta un potenziamento aggiuntivo rispetto ai circa 6.800 soldati già impegnati nell’operazione Strade sicure. Il dispositivo, nato nel 2008 durante il governo Silvio Berlusconi, era stato pensato per sostenere temporaneamente le forze dell’ordine nelle aree urbane considerate più esposte.

Nel 2023 il progetto è stato esteso anche agli snodi ferroviari attraverso Stazioni sicure. Oggi i militari proteggono obiettivi sensibili e svolgono pattugliamenti insieme agli agenti di pubblica sicurezza, rispondendo alle indicazioni di prefetto e questore. A Milano, il nuovo gruppo sarà dunque chiamato a operare soprattutto nei luoghi di transito più affollati.


Identificare sì, arrestare no

La normativa consente ai soldati di chiedere le generalità e di effettuare controlli sul posto quando esiste un sospetto concreto legato alla presenza di armi, munizioni o esplosivi. Possono inoltre trattenere persone e veicoli soltanto per il tempo necessario all’arrivo delle forze dell’ordine, così da prevenire situazioni capaci di mettere a rischio l’incolumità pubblica.

La loro qualifica è quella di agente di pubblica sicurezza e, in determinati casi, permette di bloccare una persona coinvolta in rapine, devastazioni o saccheggi. L’arma può essere impiegata nei limiti stabiliti dal codice penale per fermare violenze, stragi, omicidi, rapine a mano armata e sequestri di persona. Restano invece esclusi la ricezione di denunce e querele, le indagini e gli interrogatori: queste attività spettano alle forze di polizia.

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La Difesa teme il doppio rischio

Il punto più contestato riguarda l’equipaggiamento. I militari non dispongono delle manette in dotazione a polizia e carabinieri, né di spray al peperoncino o taser. Per immobilizzare soggetti pericolosi possono ricorrere a fascette in velcro, in attesa dell’arrivo della Polfer, mentre l’uso dello spray è ancora fermo all’autorizzazione e il taser richiederebbe una formazione specifica e protocolli operativi che non sono stati riconosciuti ai 500 paracadutisti.

Da qui nasce il timore che il contingente possa trasformarsi in una presenza utile soprattutto come deterrente, ma vulnerabile nel momento dell’intervento. Guido Crosetto, dopo l’approvazione del decreto, si era definito «deluso e preoccupato» e aveva sostenuto che, per rendere davvero efficace l’impiego, servissero norme capaci di avvicinare i poteri dei militari a quelli degli operatori di polizia. La richiesta, avanzata durante le riunioni successive a Palazzo Chigi e nei confronti con gli uffici giuridici del capo dello Stato, non è stata accolta.


Cosa prevede la legge

La disciplina del 2008 esclude infatti che ai militari vengano attribuite le ordinarie facoltà di arresto riconosciute a polizia e carabinieri. La Difesa richiama però anche la legge numero 128 del 26 marzo 2001, che consente, durante la vigilanza di edifici istituzionali e altri obiettivi pubblici, di identificare e trattenere persone o mezzi per il periodo indispensabile all’intervento degli agenti.

I soldati restano inoltre pubblici ufficiali. Se vengono aggrediti, l’autore dell’attacco può rispondere di un reato più grave; le loro relazioni di servizio, invece, hanno valore probatorio fino a querela di falso. Il loro ruolo resta quindi significativo sul piano della sicurezza e della collaborazione operativa, ma distinto da quello di chi svolge indagini o dispone di strumenti coercitivi completi.

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