Milano, 500 parà in arrivo: cosa possono fare davvero
I rinforzi della Folgore opereranno con compiti di vigilanza e controllo, ma per le attività di polizia giudiziaria dovranno affidarsi a Polizia e Carabinieri.
Il loro intervento potrà tradursi in controlli, identificazioni e perquisizioni immediate, ma non nella piena disponibilità dei poteri attribuiti agli agenti di Polizia di Stato e Carabinieri. È questo il confine principale dell’impiego dei 500 paracadutisti destinati a Milano dopo i gravi fatti del 18 ottobre.
L’arrivo dei militari rientra nell’operazione “Strade Sicure” e si aggiunge a un dispositivo nazionale che conta già 6.800 unità. La missione comprende la sorveglianza di obiettivi sensibili, i pattugliamenti e il sostegno alle forze dell’ordine nelle aree considerate più esposte.
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A Milano arrivano i parà della Folgore
I 500 rinforzi saranno impiegati esclusivamente nel capoluogo lombardo fino alla fine dell’anno. Si tratta di personale della “Folgore”, chiamato a rafforzare il controllo del territorio e la prevenzione di situazioni capaci di mettere a rischio l’incolumità delle persone o la sicurezza dei luoghi presidiati.
Su scala nazionale, i militari sono distribuiti in 58 Province attraverso 11 raggruppamenti. L’Esercito fornisce la parte prevalente del contingente, con 6.630 uomini; il resto appartiene alla Marina Militare e all’Aeronautica Militare.
Il raggruppamento che comprende Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche è il più consistente, con 1.680 militari: oltre il 90% è impegnato a Roma e nella provincia. In Lombardia e Trentino-Alto Adige sono già presenti 950 unità, alle quali si sommano i 500 paracadutisti diretti a Milano. La Campania ne conta 960, il raggruppamento Veneto-Friuli Venezia Giulia 620 e la Sicilia 600.
Controlli sì, indagini no
Durante il servizio, il personale militare non appartenente all’Arma dei Carabinieri opera con la qualifica di agente di pubblica sicurezza. Può quindi fermare e identificare persone, controllare i mezzi di trasporto e svolgere perquisizioni immediate quando ciò sia necessario per prevenire minacce alla sicurezza o alla protezione dei siti sorvegliati.
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Il limite riguarda invece le funzioni di polizia giudiziaria. I militari non possono condurre autonomamente tutti gli accertamenti investigativi né compiere gli atti riservati agli organi di polizia giudiziaria: quando servono ulteriori verifiche, accompagnano le persone negli uffici più vicini della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri.
Come viene autorizzata la missione
La base normativa è l’articolo 7-bis del decreto-legge 92/2008, convertito nella legge 125/2008. La disposizione consente di impiegare le Forze armate in circostanze specifiche ed eccezionali, quando un rafforzamento della presenza sul territorio sia ritenuto necessario per prevenire la criminalità.
Il contingente viene messo a disposizione dei prefetti delle province interessate per vigilare su obiettivi sensibili e svolgere attività di perlustrazione insieme alle forze di polizia. Il piano può durare sei mesi ed essere rinnovato una sola volta, con un limite ordinario fissato a 3.000 unità.
L’autorizzazione passa da un decreto del ministro dell’Interno, adottato d’intesa con il ministro della Difesa. Prima dell’emanazione vengono coinvolti il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica, integrato dal Capo di stato maggiore della difesa, e le competenti commissioni parlamentari ricevono un’informativa.
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