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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Milano, la frattura è nel reddito: Duomo contro Quarto Oggiaro

Le violenze dei giovanissimi riaccendono il dibattito sulle disuguaglianze, tra povertà minorile, diritto alla casa e distanza crescente dalle istituzioni

A Milano la distanza economica tra i quartieri racconta una città profondamente divisa: nel territorio Duomo-Crocetta il reddito medio lordo supera i 94 mila euro, mentre a Quarto Oggiaro si ferma a 18 mila. È in questa stessa città che, il 17 e il 18 ottobre, gruppi di giovanissimi hanno partecipato a episodi di violenza e devastazione. Il dato sociale non basta a spiegare quei comportamenti, ma rende più urgente la domanda sulle loro cause.

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Una protesta oltre le vecchie categorie

La mobilitazione del 17 ottobre era stata promossa contro il carovita in diverse città, con messaggi diffusi anche su TikTok e Telegram dalla piattaforma “L’Italia in piazza”. Secondo il testo, però, gli scontri non furono provocati dagli studenti che avevano organizzato l’iniziativa: tra i partecipanti comparvero soprattutto ragazzi molto giovani, italiani e stranieri, anche minorenni, arrivati dalle periferie milanesi e da altri centri del Nord Italia.

Il giorno successivo lo scenario cambiò. Non risultava una manifestazione politica annunciata pubblicamente, ma un incontro rilanciato sui social media. Giuliano Santoro, citato dal Manifesto, invita a usare “occhiali nuovi” e categorie diverse per interpretare quanto avvenuto. Il riferimento storico richiamato è quello delle rivolte nelle periferie francesi del 2005, quando giovani delle banlieue, spesso figli di immigrati di seconda o terza generazione, portarono il conflitto nel centro di Parigi.


Il reddito divide la stessa città

Le elaborazioni di Eures sui redditi dichiarati attribuiscono a Milano un indice di Gini pari a 0,54, contro una media italiana di 0,43. Nel quartiere Duomo-Crocetta l’indicatore arriva a 0,71: è il valore più elevato tra quelli citati e coincide con l’area interessata dalle devastazioni. Tra quel quartiere e Quarto Oggiaro il reddito medio presenta quindi uno scarto vicino a cinque volte.

La questione, sostiene l’autore, non dovrebbe tradursi in una giustificazione delle violenze, ma in uno sforzo per comprenderne il contesto. Susanna Marietti, coordinatrice di Antigone, ha collegato gli episodi alla povertà minorile: “Se non avessimo in Italia ben 1,28 milioni di minorenni in povertà assoluta forse non avremmo assistito a quanto accaduto nei giorni scorsi”. La povertà, nella sua lettura, costituisce una forma di violenza strutturale.


Casa e futuro al centro delle piazze

Le tensioni milanesi si inseriscono in una stagione di proteste giovanili con caratteristiche diverse a seconda dei Paesi. In Spagna e Portogallo il tema principale è l’accesso all’abitazione; a New York la possibilità di vivere in una casa sostenibile è stata uno degli argomenti della campagna elettorale di Mamdani, mentre a Berlino ha contribuito al consenso per Die Linke. A Roma, l’esperienza di Spin Time continua a mobilitare ambienti progressisti.

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In Albania il malcontento riguarda università in crisi, aumento del costo della vita, corruzione e governo del primo ministro Edi Rama. In Francia e in Italia prevalgono invece le mobilitazioni studentesche per il diritto allo studio e per condizioni di vita dignitose, organizzate anche da UDU e Rete degli Studenti Medi. Nel testo viene ricordata inoltre la manifestazione del 17 ottobre in via Maestà, a Roma.


La risposta non può essere solo sicurezza

La tesi proposta è che il nodo centrale riguardi la redistribuzione della ricchezza, il contrasto alla povertà e la riduzione del disagio sociale. Senza risorse, diventa difficile finanziare sanità, lavoro, scuola e politiche abitative, oltre a rimuovere gli ostacoli economici e sociali richiamati dalla Costituzione.

L’autore critica anche l’assenza di una posizione comune dell’opposizione su una possibile imposta patrimoniale e su una lotta più incisiva all’evasione fiscale. A suo giudizio, una risposta affidata soltanto a nuovi decreti sulla sicurezza rischierebbe di essere inefficace e di restringere gli spazi democratici.

Il testo sostiene infine che molti dei giovani coinvolti, quando ne abbiano l’età, potrebbero non riconoscersi nel voto perché non vedono interlocutori capaci di ascoltarli. Viene citato anche il decreto sui raduni musicali abusivi, indicato come il primo segnale di uno scontro politico con le nuove generazioni e giudicato privo di risultati definitivi sul piano giudiziario.

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