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Attualità 2 min di lettura10 ore fa

Messner, la sorpresa dopo il pacemaker: quel 20% di sangue deviato

A 82 anni l’alpinista racconta la scoperta della malformazione cardiaca, il ricovero per un’emorragia e il legame con Diane Schumacher.

Reinhold Messner non si considera affatto arrivato alla fine del suo percorso. A 82 anni, intervistato insieme alla moglie Diane Schumacher, ha raccontato i problemi di salute affrontati negli ultimi tempi e il modo in cui guarda ai cambiamenti della vita, compresi quelli legati alla tecnologia.


La vita resta più forte delle difficoltà

«Non sono stanco di vivere. Ci tengo a dirlo chiaramente», ha affermato l’alpinista parlando con Der Spiegel. Messner ha spiegato di amare ancora la vita, pur riconoscendo di non riuscire più a seguire ogni trasformazione del mondo, dalla digitalizzazione all’intelligenza artificiale.

Secondo l’alpinista, accettare di non dover più incidere su ogni cambiamento rappresenta persino una forma di libertà. Se la sua esistenza terminasse domani, ha aggiunto, potrebbe considerarla comunque piena e soddisfacente.

Diane Schumacher è la sua attuale moglie, al terzo matrimonio per Messner. Prima di lei l’alpinista era stato sposato con Uschi Demeter, dal 1972 al 1977, e con Sabine Stehle, dal 2009 al 2019.


Il ricovero e la complicazione inattesa

Tra gli episodi più difficili ricordati nell’intervista c’è il ricovero avvenuto durante l’estate. Messner doveva sottoporsi a un’operazione per due vecchie ernie inguinali, ma quello che sembrava un intervento ordinario si è complicato a causa di un’emorragia addominale.

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Diane ha raccontato che il marito, inizialmente molto debilitato, aveva però mostrato subito la volontà di recuperare la propria quotidianità. Per lei quei momenti erano stati motivo di paura, anche se la reazione di Messner aveva evidenziato quanto desiderasse tornare rapidamente alla vita di sempre.


La diagnosi scoperta per caso

Un altro problema era emerso in precedenza, dopo un episodio improvviso durante un ricevimento. Messner era collassato e presentava un battito particolarmente lento; due giorni più tardi i medici gli avevano impiantato un pacemaker.

L’alpinista ha spiegato di vivere bene con il dispositivo e di considerare quell’intervento una soluzione positiva, perché aveva permesso di individuare e affrontare un disturbo che altrimenti sarebbe potuto rimanere inosservato.

In seguito, tuttavia, gli esami avevano evidenziato anche una malformazione cardiaca congenita. A causa di un’insufficienza valvolare, circa il 20% del sangue non procede nella direzione prevista: una scoperta arrivata proprio nel percorso di accertamenti successivo all’intervento al cuore.

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