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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Messner e il tempo: «Oggi posso ricominciare

A 82 anni l’alpinista rilegge il proprio passato e separa ciò che ha vissuto dall’identità del presente, lasciando spazio a un cambiamento continuo.

A 82 anni Reinhold Messner guarda alla propria storia senza considerarla una gabbia. Le imprese, il dolore e gli incarichi pubblici hanno contribuito a costruire il suo percorso, ma secondo l’alpinista non definiscono per sempre la persona che è diventato.


Il presente viene prima del passato

Messner ha affidato ai social una riflessione sul tempo e sull’identità. Ha spiegato di non riconoscersi più soltanto nel giovane protagonista della tragedia sul Nanga Parbat, nell’alpinista degli Ottomila o nel politico impegnato a Bruxelles: quelle esperienze appartengono alla sua vicenda, ma non esauriscono il suo presente.

«La vita è cambiamento. E io cambio con lei», ha scritto. Rivedendo vecchie interviste e dichiarazioni, l’alpinista osserva che ogni frase rispecchiava una fase precisa della sua esistenza: oggi, sostiene, si trova in un momento diverso e deve essere giudicato per ciò che sceglie di fare adesso.


Nanga Parbat, una ferita ancora centrale

Tra gli episodi impossibili da separare dal nome di Messner c’è la spedizione del 1970 al Nanga Parbat. Lui e il fratello Günther raggiunsero la vetta dopo aver affrontato la parete Rupal, una delle più imponenti al mondo, con l’obiettivo di realizzarne la prima ascensione.

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Il dramma si consumò durante la discesa. Günther, debilitato dal mal di montagna, scomparve mentre i due fratelli tentavano di rientrare dal versante Diamir, sul lato opposto rispetto a quello percorso in salita; Messner ha sempre indicato una valanga come possibile causa della morte. Sopravvissuto, Reinhold riportò congelamenti gravissimi, che portarono all’amputazione di sette dita dei piedi e di alcune parti delle dita delle mani.


Una nuova identità ogni giorno

Nel suo ragionamento, Messner ridimensiona anche il peso degli errori e delle decisioni corrette del passato. Entrambi fanno parte della storia personale, ma non devono impedire di ricominciare: «Ciò che conta è quello che faccio dell’oggi. Ogni giorno ci offre la possibilità di ricominciare».

La conclusione riguarda il modo in cui ciascuno può intendere se stesso. L’alpinista afferma di essere la persona che è nel presente e considera normale pensare che già domani sarà, almeno in parte, diverso. Per lui, riconoscere questa trasformazione significa aver compreso il senso stesso della vita.

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