50notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 2 min di lettura40 min fa

Messico, 168 casi senza colpevoli: la strage dei giornalisti continua

Il bilancio di Reporter senza frontiere segnala 169 reporter uccisi in vent’anni e 18 vittime durante l’attuale governo, mentre le autorità sono chiamate ad agire

Il dato più allarmante riguarda l’assenza di giustizia: su 169 giornalisti assassinati in Messico negli ultimi vent’anni, soltanto un caso non risulta ancora privo di responsabili. È quanto emerge dal rapporto diffuso da Reporter senza frontiere sui primi due anni della presidenza di Claudia Sheinbaum.

Offerta del giorno23 ottobre

LOOKFANTASTIC

-22% da LOOKFANTASTIC IT

Scade domani
******


Un bilancio segnato dall’impunità

La violenza contro la stampa non è distribuita in modo uniforme sul territorio. Circa la metà degli omicidi è avvenuta in cinque Stati: Veracruz, Guerrero, Tamaulipas, Chihuahua e Oaxaca, aree individuate come particolarmente esposte per chi svolge attività giornalistica.

Thibaut Bruttin, direttore di Reporter senza frontiere, ha sottolineato che il problema non si limita agli assassinii: “A questa violenza si somma l’impunità, pochissimi crimini finiscono in condanne”. Per l’organizzazione, la protezione degli operatori dell’informazione è ormai una questione non più rinviabile e la crisi messicana rappresenta una delle emergenze più gravi affrontate dal giornalismo nel XXI secolo.


Gli impegni attendono ancora risposte

Nel periodo della presidenza Sheinbaum sono già stati registrati 18 omicidi di giornalisti. Il dato assume un peso particolare alla luce dell’intesa sottoscritta nel maggio 2024 dall’allora candidata, che aveva assunto 22 impegni con Reporter senza frontiere per rafforzare la libertà di espressione e le condizioni di lavoro della stampa.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Bia Barbosa, direttrice regionale dell’organizzazione, ha espresso preoccupazione per i tempi di attuazione delle promesse: “Ci preoccupa molto che siamo a un terzo del sessennio della presidente e che non si sia avanzato in almeno un terzo degli impegni”. Secondo la delegazione, il rallentamento riguarda dunque una parte significativa del programma concordato.


La mappa delle aree più esposte

Per affrontare la situazione, i rappresentanti di Reporter senza frontiere hanno incontrato i vertici del ministero dell’Interno e della Procura. Al centro dei colloqui c’è stata la costruzione di una mappa dei territori dove i giornalisti corrono i rischi maggiori.

L’obiettivo è fornire un quadro più preciso della minaccia e favorire interventi di tutela. Nel frattempo, l’elevato numero di procedimenti rimasti senza colpevoli continua ad alimentare la denuncia dell’organizzazione sulla debolezza delle risposte istituzionali.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere