El Salvador, 5.000 detenuti verso il rilascio: il nodo delle confessioni
Le organizzazioni per i diritti umani contestano il piano di Nayib Bukele e temono che persone innocenti possano ammettere reati pur di lasciare il carcere.
Il piano annunciato in El Salvador potrebbe portare alla scarcerazione condizionata di metà dei 10.000 detenuti classificati come collaboratori occasionali delle bande criminali. Ma per le associazioni che difendono i diritti umani la misura rischia di trasformarsi in una pressione sugli innocenti, spinti ad accettare responsabilità mai avute per evitare una lunga detenzione senza processo.
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Il rilascio apre il caso delle confessioni
Movimento delle Vittime del Regime (Movir), Cristosal e Socorro Jurídico Humanitario considerano il provvedimento affidato a valutazioni discrezionali. A loro giudizio, l’assenza di garanzie sufficienti potrebbe indurre alcuni detenuti a scegliere un procedimento abbreviato e a dichiararsi colpevoli pur di ottenere la libertà.
Samuel Ramírez, portavoce di Movir, ha respinto questa impostazione: «Gli innocenti non devono essere condizionati, non devono entrare in un processo abbreviato, non devono confessare alcun reato». Le organizzazioni chiedono invece chiarimenti sui criteri di selezione e risarcimenti per le persone coinvolte nelle detenzioni ritenute ingiuste.
Il bilancio delle carceri resta contestato
Gli attivisti sostengono che circa un terzo dei 93.000 arresti eseguiti nei quattro anni e mezzo di regime di eccezione abbia colpito persone completamente estranee alle organizzazioni criminali. Nel bilancio delle associazioni rientrano anche le richieste di spiegazioni sui decessi avvenuti all’interno degli istituti penitenziari.
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Il quadro denunciato comprende inoltre una lunga attesa per il giudizio: quasi il 90% degli arrestati sarebbe ancora senza processo e vivrebbe in condizioni di isolamento. Lourdes Palacios, del Comitato dei familiari dei detenuti e perseguitati politici (Cofappes), ha accusato Bukele di «invadere facoltà che non gli competono».
Il timore di bloccare i ricorsi
Secondo le associazioni, la proposta non avrebbe soltanto l’obiettivo di ridurre la pressione sulle carceri. La concessione di una libertà subordinata a confessioni o ammissioni di responsabilità potrebbe anche scoraggiare le vittime dal rivolgersi alla giustizia internazionale.
Questa lettura si inserisce nel più ampio contrasto sul regime di eccezione adottato in El Salvador. Mentre il governo presenta il rilascio condizionato come una possibilità per una parte dei detenuti, le organizzazioni chiedono verifiche individuali, trasparenza sui procedimenti e tutela per chi sostiene di essere stato arrestato senza legami con le bande.
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