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Attualità 4 min di lettura2 ore fa

Menopausa, il dato che sorprende: informate sì, seguite ancora poco

Una ricerca su mille italiane tra 50 e 70 anni fotografa sintomi, silenzi e bisogni ancora ignorati nella gestione della menopausa.

«La menopausa è una fase naturale della vita che coinvolge milioni di donne e merita ancora più attenzione e consapevolezza». Simona Gatti, direttore medico di Bayer Italia, riassume così il senso della ricerca realizzata da AstraRicerche per Bayer Italia: aumentano le occasioni per parlarne, ma molte donne continuano a convivere con i disturbi senza rivolgersi a un professionista. L’indagine è stata condotta su mille italiane tra i 50 e i 70 anni in vista della Giornata mondiale della menopausa, fissata per il 18 ottobre.

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Le richieste superano il silenzio

Al primo posto tra le esigenze indicate dalle intervistate c’è una comunicazione più utile e concreta, richiesta dal 51,9%. Quasi una donna su due, il 47%, vorrebbe inoltre disporre di farmaci e prodotti più efficaci, mentre il 42,9% chiede servizi specializzati e riferimenti territoriali dedicati.

Il 42% considera importante superare l’idea che la menopausa coincida con l’inizio della vecchiaia. Circa un terzo vorrebbe che l’argomento fosse affrontato più spesso, soprattutto all’interno della famiglia e nel rapporto con gli uomini. Restano minoritarie, ma significative, le domande di sostegno sul posto di lavoro e di maggiore ricerca scientifica, entrambe al 18,1%, così come la proposta di gruppi di confronto tra donne, indicata dall’11,3%. Il 54,5% ritiene infine che il sistema sanitario non dedichi ancora sufficiente attenzione a questa fase.


Quando i sintomi frenano le giornate

Quasi tutte le partecipanti riferiscono almeno un disturbo associato alla menopausa. Tra i più comuni compaiono insonnia, vampate durante il giorno o la notte, variazioni dell’umore e riduzione del desiderio sessuale. Il 40,7% descrive problemi del sonno di entità moderata o grave, mentre il 37,3% segnala vampate con la stessa intensità.

Gli effetti ricadono anche sulle attività quotidiane: tra le donne che hanno sperimentato questi disturbi, il 62,4% ha dovuto rinunciare a qualcosa oppure svolgerla peggio di quanto avrebbe voluto. Nell’ultimo mese, i sintomi hanno ridotto l’operatività per una media di 4,2 giorni. Il lavoro è uno degli ambiti più esposti: il 33,9% riferisce una maggiore difficoltà a concentrarsi; la percentuale arriva al 56% tra chi dorme male almeno quattro notti ogni settimana. Fra le lavoratrici con vampate moderate o severe quotidiane, il 32% ammette di avere giornate in cui rende meno.


Il dialogo con il medico resta debole

Secondo il 70,6% delle intervistate, oggi la menopausa viene affrontata più apertamente rispetto al passato. Tuttavia, il 65,2% giudica ancora insufficiente il livello di discussione. Il vecchio imbarazzo emerge anche dai comportamenti: il 38,1% ha nascosto i propri disturbi e il 21,1% ha cercato di dissimulare una vampata davanti ad altre persone.

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Il confronto avviene soprattutto con altre donne: il 78,5% ne parla con le amiche, il 68,3% con le figlie e il 66,4% con le colleghe. Il rapporto con il medico appare invece molto meno frequente: il 26,8% non ha mai affrontato l’argomento e il 21,9% lo ha fatto una sola volta. Tra chi presenta sintomi, il 30,8% non ne ha parlato con un professionista; per il 63,7% la spiegazione è che si tratta di una condizione naturale o non abbastanza importante da sottoporre al medico.


Informazione e prevenzione non coincidono

Il 61,1% delle donne si considera molto o abbastanza preparato sul tema, ma le risposte mostrano conoscenze incomplete sulle conseguenze a lungo termine. Il 59,1% collega correttamente la menopausa alla riduzione della massa ossea; solo il 24,7% la associa al rischio cardiovascolare, il 24,2% al colesterolo e il 15,1% alla glicemia.

Rossella Nappi, professore ordinario di Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Pavia, Policlinico San Matteo, e presidente della Società internazionale della menopausa, sottolinea che non esiste un percorso uguale per tutte. A suo avviso, insieme agli interventi sullo stile di vita, possono essere valutate soluzioni ormonali o non ormonali in base ai sintomi, alla storia clinica e alle preferenze individuali, senza trasformare una fase naturale in una malattia.


Rimedi cercati, terapie ancora rare

Di fronte alle vampate, l’86,9% delle donne ha provato almeno un rimedio, ricorrendo soprattutto a cambiamenti nelle abitudini o a soluzioni pratiche. Per i disturbi del sonno la quota sale al 92,5%. Nonostante ciò, il 42,7% di chi accusa problemi non segue alcun trattamento e appena il 9,3% assume una terapia prescritta dal medico.

Nappi evidenzia inoltre che il calo degli estrogeni può coinvolgere il benessere psicofisico, l’apparato scheletrico e quello cardiovascolare. Le vampate moderate o severe, spesso considerate soltanto un fastidio passeggero, possono rappresentare un segnale associato a un maggiore rischio cardiovascolare: per questo, secondo la specialista, è opportuno discuterne con il medico e valutare anche le strategie di prevenzione più adatte.

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