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Attualità 4 min di lettura13 ott

Meloni, la sfida doppia: energia cara e ricchezza concentrata dall’IA

La premier rilancia il confronto con Bruxelles sui costi energetici, guarda al nucleare e annuncia incentivi fiscali per il software usato nella nuvola informatica.

L’intelligenza artificiale può trasformare profondamente economia e società, ma anche accentuare le distanze nella distribuzione della ricchezza. È questo uno dei timori espressi da Giorgia Meloni durante l’intervento all’assemblea di Assolombarda, dove la presidente del Consiglio ha annunciato anche un intervento fiscale sugli investimenti tecnologici.

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L’IA accelera, ma può dividere

Per Meloni, l’intelligenza artificiale potrebbe essere la più radicale delle trasformazioni affrontate dall’umanità. Proprio per questo, ha avvertito, non basta lasciarsi conquistare dai vantaggi promessi: occorre valutare in anticipo le conseguenze economiche e sociali del suo impiego.

La premier ha indicato soprattutto il rischio di una maggiore concentrazione della ricchezza. A suo giudizio, senza strumenti adeguati per governare il cambiamento, i benefici potrebbero accumularsi nelle mani di pochi. In questa direzione va la misura che il governo intende inserire nella manovra e che, ha spiegato, è stata elaborata insieme al ministro Giancarlo Giorgetti: sono previste agevolazioni fiscali per le imprese che investono in programmi informatici utilizzati attraverso servizi di nuvola informatica.


Una crescita che Roma giudica sottostimata

Nel suo intervento a Milano, Meloni ha affrontato anche il tema dell’andamento economico italiano. La crescita resta insufficiente rispetto alle ambizioni del governo, ma secondo la presidente del Consiglio il Paese ha dimostrato di riuscire a resistere a una fase internazionale tra le più instabili e complesse degli ultimi anni.

La premier ha poi contestato le valutazioni più prudenti sulle prospettive nazionali. Secondo i dati relativi ai primi sei mesi dell’anno, il prodotto interno lordo del 2026 potrebbe raggiungere l’1%, un livello vicino a quello delle principali economie europee. «Quando veniamo sistematicamente sottovalutati dai nostri stessi organismi un po’ dispiace», ha affermato, aggiungendo comunque che il risultato non è sufficiente, ma rappresenta una base da cui partire.


Energia, il pressing su Bruxelles

Il costo dell’energia rimane il principale terreno di confronto con l’Unione europea. Anche dopo il previsto via libera parlamentare allo scostamento di bilancio, superiore a 14 miliardi per sostenere famiglie e imprese contro i rincari e di altri 14 miliardi destinati alla difesa, Meloni ha confermato l’intenzione di chiedere maggiore flessibilità al Consiglio europeo di giovedì e venerdì.

La richiesta non riguarda soltanto la gestione dell’emergenza. Il governo ha già destinato più di 60 miliardi di euro alle misure contro il caro energia, ma la presidente del Consiglio sostiene che servano interventi destinati a durare. Tra le prospettive indicate c’è il ritorno dell’Italia al nucleare, con l’obiettivo di renderlo operativo entro il prossimo decennio, a condizione che il lavoro prosegua.

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La proposta italiana per l’industria

Meloni ha riconosciuto che gli interventi nazionali, da soli, non possono risolvere il problema. Il prezzo dell’energia incide sulla competitività delle aziende e, secondo la premier, un’azione efficace richiede anche una svolta nelle politiche europee. Nel mirino è finito in particolare il sistema Ets, accusato di aumentare artificialmente i costi, creare disparità tra gli Stati membri e mettere sotto pressione le imprese.

La posizione italiana, ha sostenuto, non nasce dalla volontà di indebolire il progetto europeo. Al contrario, Roma vuole evitare che la perdita di produzioni, competenze e posti di lavoro avvenga senza una reale riduzione delle emissioni su scala globale. «Se l’Ets li rende insostenibili, l’Europa non diventa più verde, diventa più debole e più dipendente», ha detto Meloni, ammettendo che il negoziato sarà complesso.


Berlino e Belgio nella stessa iniziativa

Sul dossier energetico e industriale la presidente del Consiglio si sta muovendo anche con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro belga Bart De Wever. I tre leader hanno inviato una lettera ad António Costa, presidente del Consiglio europeo, chiedendo di collegare semplificazione, costi dell’energia e capacità competitiva dell’industria.

Nel documento vengono indicate tre possibili direttrici: accelerare gli investimenti nei comparti prioritari, a partire da energia e trasformazione digitale; evitare l’introduzione di nuovi vincoli burocratici; diminuire gli obblighi di comunicazione richiesti dall’Unione europea, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.


Gas, agricoltura e autonomia strategica

L’Italia sta inoltre lavorando con la Commissione europea a un sistema capace di contenere il prezzo del gas destinato alla produzione elettrica. Meloni ha ribadito che il Paese non intende limitarsi ad approvare ogni decisione europea: «L’Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì», ha dichiarato, rivendicando il diritto di segnalare ciò che non funziona per rafforzare, e non per indebolire, l’Unione.

Per finanziare le nuove politiche, secondo la premier, non si dovrà intervenire riducendo le risorse per la coesione e per la politica agricola. Questi settori, ha spiegato, rappresentano condizioni essenziali per la competitività e per la sicurezza alimentare. Il confronto con Bruxelles resta dunque aperto, mentre il governo prepara le prossime misure sul fronte energetico e tecnologico.

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