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Attualità 2 min di lettura17 ott

Meloni, il compromesso sull’Ets non basta: cosa porta a casa l’Italia

A Bruxelles la premier rivendica la difesa di agricoltura e coesione, incassa un’apertura sul sistema delle emissioni e punta a maggiore flessibilità contro l’inflazione.

Il risultato più concreto per l’Italia, al termine del Consiglio europeo di Bruxelles, riguarda il decreto Bollette, arrivato finalmente a un’intesa con la Commissione. Sul fronte energetico, invece, Giorgia Meloni torna a casa con un’apertura sul sistema Ets, ma senza ottenere né il rinvio della nuova fase né la riforma in sei punti proposta insieme ad Andrej Babiš.

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Sull’Ets arriva un’apertura prudente

Il compromesso raggiunto nella notte prevede un’accelerazione del negoziato legislativo per limitare gli effetti delle oscillazioni dei prezzi dell’Ets sul costo dell’elettricità. Nel testo compare anche un riferimento all’Ets 2, il meccanismo destinato a coinvolgere abitazioni e trasporto stradale: Bruxelles dovrà esaminarne la configurazione e le misure di tutela, valutandone le conseguenze.

Per il governo si tratta di un risultato parziale, ottenuto dopo ore di confronto. L’Italia chiedeva interventi più incisivi, ma ha dovuto misurarsi con la posizione di Paesi come Olanda, Finlandia e Svezia, oltre che con la cautela di Germania, Francia e Spagna. Roma, secondo Meloni, ha sostenuto la necessità di correggere quelle scelte energetiche che hanno fatto aumentare i costi per le imprese e contribuito alla perdita di attività industriali in Europa.


Il bilancio Ue resta la partita decisiva

La sfida più importante per l’Italia sarà però la definizione del bilancio pluriennale dell’Unione per il periodo 2028-2034. La presidente del Consiglio ha sottolineato che il governo è riuscito a mantenere al centro la Politica agricola comune e i fondi di coesione, pur avvertendo che il negoziato è ancora lontano dalla conclusione: «Abbiamo difeso i soldi per la Politica agricola comune e la Coesione, ma il dibattito è ancora lungo».

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Meloni riferisce inoltre di aver discusso con Ursula von der Leyen la possibilità di ottenere margini aggiuntivi di flessibilità per compensare gli effetti dell’inflazione. L’ipotesi, ancora da verificare nel quadro delle regole attuali, potrebbe riguardare anche gli investimenti nel settore energetico.


Un vertice segnato dalle tensioni

Il Consiglio europeo si è chiuso dopo due giornate intense. Mentre i leader trattavano a Bruxelles, la premier veniva aggiornata sugli eventi italiani: i disservizi nel traffico aereo provocati da problemi alla rete di trasmissione dei dati, gli scontri tra studenti e forze di polizia e la protesta degli autotrasportatori.

Nel frattempo, l’intesa franco-tedesca sull’automotive e sulla produzione europea ha rafforzato il peso di Parigi e Berlino. Meloni non ha espresso disappunto e ha sostenuto che l’accordo fosse compatibile con le richieste italiane. Sul sostegno all’Ucraina, infine, ha ribadito le difficoltà giuridiche legate all’utilizzo dei beni russi congelati e ha insistito sulla necessità di mantenere una posizione netta sulle sanzioni: «Non si devono fare passi indietro».

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