Due morti, agenti Cia e un arresto: il caso Chihuahua
César Jáuregui Moreno è accusato di aver autorizzato un blitz antidroga con personale statunitense senza avvisare le autorità federali messicane.
L'inchiesta sull'operazione antidroga condotta ad aprile a El Pinal, nella Sierra Tarahumara, ha portato all'arresto di César Jáuregui Moreno, già procuratore generale dello Stato di Chihuahua. Al centro del procedimento ci sono il presunto coinvolgimento di agenti della Cia e la gestione dell'intervento, conclusosi con la morte di quattro persone.
L'incidente stradale del 19 aprile, avvenuto al termine del blitz, costò la vita a due funzionari statunitensi e a due cittadini messicani. Pochi giorni dopo, il 27 aprile, Jáuregui lasciò l'incarico, ammettendo l'esistenza di problemi nella conduzione dell'operazione e nella comunicazione tra le istituzioni.
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L'accusa più grave della Procura
La Procura generale della Repubblica messicana contesta all'ex procuratore il tradimento della patria, oltre all'esercizio illecito di funzioni pubbliche e a un presunto accordo illegale tra funzionari. Secondo gli investigatori, Jáuregui avrebbe organizzato l'intervento senza comunicare alle autorità federali che vi avrebbe preso parte personale degli Stati Uniti.
Il procedimento riguarda anche la presenza degli stranieri all'interno di strutture della procura statale. Per l'accusa, gli agenti avrebbero avuto accesso a quegli spazi senza disporre delle autorizzazioni richieste. L'arresto nasce quindi non soltanto dal risultato dell'operazione, ma anche dai dubbi sulla catena di comando e sulle procedure seguite.
Il laboratorio scoperto a El Pinal
Il blitz aveva consentito di individuare un grande impianto clandestino destinato alla fabbricazione di droghe sintetiche. Le autorità locali lo avevano definito uno dei laboratori più estesi mai scoperti in Messico, dando all'intervento un rilievo particolare nella lotta al narcotraffico.
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Proprio la partecipazione di presunti operatori della Cia ha però aperto il fronte giudiziario. Gli investigatori devono chiarire in quale veste il personale statunitense abbia preso parte all'azione e perché il suo coinvolgimento, secondo la ricostruzione accusatoria, non sia stato comunicato agli organismi federali.
Le dimissioni dopo l'intervento
Jáuregui aveva rinunciato al ruolo di procuratore generale otto giorni dopo l'incidente. La decisione era arrivata insieme al riconoscimento di carenze nella gestione dell'operazione e nei rapporti istituzionali legati al suo svolgimento.
Ora l'ex responsabile della procura dovrà rispondere delle accuse formulate dalla Procura federale. L'inchiesta riunisce così tre elementi: la scoperta del laboratorio, la presenza contestata di personale statunitense e l'incidente costato la vita ai quattro funzionari.
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