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Politica 2 min di lettura2 ore fa

Meloni, Bruxelles lascia uno spiraglio: la partita sui conti è aperta

La Commissione non esclude margini sulla flessibilità chiesta dall’Italia, ma il confronto sui bilanci si annuncia complesso e tutt’altro che rapido.

La richiesta italiana di maggiore flessibilità sui conti pubblici non ha incontrato, almeno per ora, un rifiuto preventivo da parte di Bruxelles. La lettera inviata da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen apre così un confronto politico e tecnico destinato a proseguire nelle prossime settimane.

Il quadro resta incerto: le regole europee, il ruolo del Consiglio Ue e la cautela dei mercati limiteranno lo spazio di manovra. Tuttavia, secondo quanto riferito da un alto funzionario europeo, non è escluso che una domanda sostenuta da motivazioni solide possa essere esaminata.


Il peso politico può contare

L’Italia mantiene inoltre un peso specifico nelle dinamiche del Parlamento europeo. Il governo guidato da Giorgia Meloni dispone della “golden share” dell’Ecr, formazione che può risultare decisiva in una delle due maggioranze variabili su cui la Commissione fa affidamento in Aula, a seconda delle materie affrontate.

Questo elemento accresce l’importanza del partito di Meloni anche agli occhi del Ppe, il gruppo politico predominante nel collegio dei commissari. Non significa che l’esito della richiesta sia già definito: un eccesso di fiducia sarebbe fuori luogo, ma a Bruxelles viene esclusa l’idea di una porta già sbarrata.


Nessun veto per Roma

L’Italia, del resto, non sarebbe l’unico Paese alle prese con difficoltà analoghe. La Commissione, chiamata a vigilare sul rispetto dei trattati e sull’equilibrio dei bilanci nazionali, non avrebbe assunto una posizione di chiusura generalizzata verso le richieste degli Stati membri.

Tra gli argomenti presentati da Meloni figura l’andamento dell’inflazione, risultata più elevata rispetto alle attese. Per il funzionario europeo si tratta di una criticità concreta, che può entrare nella valutazione complessiva se accompagnata da motivazioni adeguate e da una proposta ben costruita.

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La partita sarà lunga

Il negoziato non appare comunque semplice. Il rapporto tra debito pubblico e Pil italiano resta alto, mentre l’economia cresce lentamente; a complicare il quadro contribuisce anche la posizione dei cosiddetti Paesi frugali, poco propensi a concedere deroghe in una fase caratterizzata da tensioni sui mercati obbligazionari.

Confronti di questo tipo si aprono spesso in autunno, quando gli Stati preparano i documenti programmatici di bilancio, e possono protrarsi per diverse settimane. Un precedente risale al primo governo Conte: l’obiettivo iniziale di un deficit al 2,4% del Pil venne poi ridimensionato al 2,04% poco prima di Natale.


La risposta non riguardava la lettera

In questo contesto, la frase pronunciata a metà giornata da Paula Pinho non costituiva una replica alle richieste contenute nella missiva della presidente del Consiglio. La portavoce capo aveva affermato che “la flessibilità è già stata data”, ma in quel momento il documento italiano non era ancora stato recapitato alla Commissione.

La lettera è arrivata soltanto in serata. Un alto funzionario dell’Unione europea ha spiegato che l’esecutivo comunitario, quando riceve comunicazioni di questo livello, si riserva il tempo necessario per analizzarle e formulare una risposta, senza reagire immediatamente né commentarle prima di averle esaminate.

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