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Attualità 1 min di lettura2 ore fa

«Meglio il carcere»: a Bnei Brak l’esercito divide gli ultraortodossi

Nella roccaforte haredim israeliana, alla vigilia delle elezioni, il rifiuto della leva militare si richiama alla priorità della legge religiosa.

A Bnei Brak, città israeliana considerata un centro dell’ultraortodossia, il rapporto tra precetti religiosi e obblighi statali torna al centro del dibattito mentre si avvicina il voto. Per una parte degli abitanti, la legge di Dio deve restare superiore alle richieste delle istituzioni.

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La leva resta il punto critico

Il nodo più delicato riguarda l’arruolamento nell’esercito. Nel reportage, alcuni esponenti della comunità haredim esprimono una posizione netta: accettare il carcere sarebbe preferibile all’ingresso nelle forze armate.

La frase «Meglio il carcere che arruolarci nell’esercito» sintetizza il rifiuto di una leva percepita come incompatibile con il proprio modo di vivere e con le convinzioni religiose della comunità.

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Bnei Brak verso il voto

La città si presenta così come una roccaforte ultraortodossa alla vigilia delle elezioni. Il passaggio alle urne avviene in un contesto segnato dalla contrapposizione tra l’autorità dello Stato e l’osservanza delle norme religiose.

Il reportage concentra l’attenzione proprio su questa frattura: a Bnei Brak, l’identità haredim continua a orientare il rapporto con le istituzioni e con il servizio militare.

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