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Attualità 1 min di lettura8 ore fa

Medvedev rimpiange Berlusconi e avverte l’Europa: «Rischio guerra ai massimi

Nel giorno dei 90 anni che avrebbe compiuto l’ex premier, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo lo contrappone agli attuali leader europei e lancia un nuovo allarme.

Il ricordo di Silvio Berlusconi diventa, nelle parole di Dmitrij Medvedev, l’occasione per un duro attacco all’Europa. Nel giorno in cui l’ex presidente del Consiglio avrebbe raggiunto i 90 anni, l’ex capo dello Stato russo ha celebrato il rapporto costruito dal Cavaliere con Vladimir Putin, prima di collegare la sua scomparsa a uno scenario internazionale sempre più pericoloso.


Berlusconi simbolo di un’altra Europa

Medvedev, oggi vicepresidente del Consiglio di sicurezza del Cremlino, ha descritto Berlusconi come l’ultimo esponente di una generazione di politici europei capaci di affermare con decisione la propria visione. Il messaggio è stato affidato a una riflessione nella quale il dirigente russo ha riconosciuto all’ex premier una particolare attenzione per gli interessi dell’Italia e una conoscenza del ruolo di Mosca negli equilibri globali.

Pur ammettendo che il leader italiano non fosse privo di difetti, Medvedev ne ha sottolineato le intenzioni e la capacità di comprendere la posizione russa. «Probabilmente non era un angelo. Ma voleva il meglio per la sua Italia e capiva il posto della Russia nel mondo», ha scritto ricordando il politico italiano e il legame personale instaurato con Putin.

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L’avvertimento rivolto all’Europa

Nel seguito del suo intervento, Medvedev ha sostenuto che dopo la morte di Berlusconi il continente avrebbe perso l’ultima figura politica europea davvero forte. A suo giudizio, quello spazio sarebbe stato occupato da esponenti ostili a Mosca, definiti «russofobi miopi e rancorosi».

L’accusa è che questi leader stiano lavorando per spingere l’Europa verso uno scontro diretto con la Russia. Da questa premessa nasce l’allarme più grave: secondo Medvedev, oggi la possibilità di una nuova guerra mondiale sarebbe ai livelli più elevati dalla fine della Seconda guerra mondiale, cioè dal 1945. La rievocazione di Berlusconi si trasforma così in una nuova minaccia politica rivolta ai Paesi europei.

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