Mediterraneo, la partita si gioca a Roma: il piano per contare di più
Karim Mezran indica nella Turchia un interlocutore decisivo e chiede a Italia, Europa e Stati Uniti una strategia condivisa per Libia e Nord Africa.
La Turchia di Recep Tayyip Erdogan è riuscita a trasformare la propria presenza in Libia, Siria e Corno d’Africa in una rete diplomatica sempre più ampia. Secondo Karim Mezran, Ankara non si limita a difendere le posizioni già conquistate: cerca nuovi margini d’azione e tratta anche con interlocutori un tempo contrapposti, come dimostra il dialogo avviato con Khalifa Haftar dopo il sostegno offerto a una delle parti libiche.
«Erdogan è un politico estremamente abile», ha osservato Mezran parlando della strategia turca. A suo giudizio, il peso di Ankara è destinato ad aumentare anche nei rapporti con l’Egitto e nell’Africa orientale, rendendo necessario un confronto diretto da parte dell’Italia e dei suoi alleati.
Douglas
-20% su ordini da 69€ da Douglas
L’Europa resta senza una linea comune
La crescita dell’influenza turca si inserisce in un quadro nel quale gli Stati europei continuano a muoversi senza una politica condivisa verso il Mediterraneo meridionale e il Medio Oriente. Mezran sostiene che ogni capitale privilegi interessi nazionali, rapporti storici e questioni legate all’immigrazione o alla sicurezza interna, finendo per leggere in modo riduttivo le trasformazioni politiche e sociali dei Paesi vicini.
La Libia rappresenta, in questo senso, il caso più evidente. Dopo l’intervento contro Muammar Gheddafi, gli europei non hanno saputo accompagnare l’azione militare con un progetto comune di stabilizzazione. Mancano, secondo l’analista, sia una sufficiente volontà politica sia strumenti adeguati; almeno un coordinamento più efficace, però, sarebbe possibile. L’assenza di una direzione condivisa porta spesso i governi europei ad agire in concorrenza tra loro.
Roma può riunire gli interlocutori
L’Italia conserva relazioni rilevanti con Algeria, Egitto e Turchia, oltre a una posizione privilegiata nei confronti della Libia. Il problema, spiega Mezran, è convertire questi rapporti bilaterali in un’iniziativa regionale capace di coinvolgere più attori e di affrontare insieme la crisi libica.
Algeri, in particolare, non può essere esclusa dai principali dossier dell’area. Le tensioni con il Marocco sul Sahara occidentale e il riconoscimento della sovranità marocchina da parte di vari Paesi hanno reso ancora più delicato l’equilibrio nordafricano, ma Roma ha mantenuto un canale importante con l’Algeria. Una proposta italiana credibile sulla Libia potrebbe quindi trovare ascolto anche ad Algeri, mentre Ankara avrebbe difficoltà a opporsi apertamente.
Mezran ritiene necessario coinvolgere anche Il Cairo e sfruttare i rapporti che Giorgia Meloni intrattiene con Abdelmadjid Tebboune, Abdel Fattah al-Sisi e Erdogan. «Bisogna avere il coraggio di mettere questi attori intorno a un tavolo», ha detto, sottolineando che il prolungarsi dello stallo libico produce costi troppo elevati per tutti.
Il nuovo programma parte dalla Capitale
È dentro questo scenario che l’Atlantic Council ha scelto Roma per il proprio nuovo programma dedicato al rapporto tra Stati Uniti, Italia ed Europa sui dossier del Nord Africa e del Medio Oriente. L’obiettivo è creare uno spazio stabile di confronto e formulazione di proposte, in una fase in cui l’influenza occidentale nella regione è messa in discussione e Washington e le capitali europee faticano a coordinarsi.
Mezran, direttore della North Africa Initiative e membro anziano dell’Atlantic Council, attribuisce alla Capitale una funzione di collegamento tra le due sponde dell’Atlantico e il Mediterraneo meridionale. Tra il 2002 e il 2012 ha inoltre guidato il Centro Studi Americani di Roma, realtà con cui il nuovo progetto sarà strettamente collegato.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
«Vogliamo cercare di invertire una rotta», ha spiegato Mezran. L’intenzione è rilanciare la capacità americana di contribuire alla gestione delle crisi internazionali e, nello stesso tempo, permettere all’Italia di portare a Washington conoscenze e relazioni utili per affrontare le emergenze regionali. Il rapporto, nelle sue parole, deve dunque essere reciproco: Roma ha bisogno degli Stati Uniti, ma anche gli Stati Uniti possono beneficiare dell’esperienza italiana.
Un’unica area di sicurezza
Il primo appuntamento pubblico del programma è fissato per lunedì 19 ottobre, dalle 17, al Centro Studi Americani di via Michelangelo Caetani 32. Il titolo dell’incontro, tradotto in italiano, è “Dal Mar Rosso all’Atlantico: politica transatlantica e sistema di sicurezza del Nord Africa allargato”.
La discussione partirà dall’idea che Maghreb, Sahel, Corno d’Africa e Mar Rosso formino ormai un solo spazio strategico. Rivalità tra Algeria e Marocco, reti jihadiste, migrazioni, guerra in Sudan, interessi egiziani sul Nilo e protezione delle rotte marittime sono fenomeni collegati, mentre le istituzioni occidentali continuano spesso a separarli in base a vecchie suddivisioni geografiche.
Ad aprire i lavori saranno Jörn Fleck, direttore per l’Europa dell’Atlantic Council, Roberto Sgalla, alla guida del Centro Studi Americani, e Will Wechsler, responsabile dei programmi mediorientali dell’organizzazione. È previsto anche l’intervento di Maurizio Greganti, vice direttore generale per gli Affari politici e la sicurezza internazionale della Farnesina.
La tavola rotonda sarà coordinata da Mezran e coinvolgerà Hannah Armstrong, Can Kasapoğlu e Caterina Roggero, esperti di sicurezza e dinamiche regionali. Le conclusioni saranno affidate a Giampiero Massolo, componente del consiglio di amministrazione del Centro Studi Americani.
Un ponte tra Washington e Mediterraneo
Fondato a Washington nel 1961, l’Atlantic Council analizza relazioni internazionali, sicurezza e cooperazione transatlantica attraverso centri di ricerca, programmi territoriali, pubblicazioni e incontri con esponenti della politica, della diplomazia, dell’accademia e del mondo imprenditoriale.
Le attività sul Medio Oriente e sul Nord Africa fanno riferimento soprattutto al Rafik Hariri Center e ai programmi mediorientali. La North Africa Initiative, diretta da Mezran, esamina i cambiamenti politici, economici e strategici della sponda sud del Mediterraneo.
La domanda al centro del nuovo percorso romano riguarda quindi la possibilità di rinnovare la strategia transatlantica in una regione dove attori locali e potenze regionali aumentano il proprio peso. Per Mezran, l’Italia può offrire un punto di raccordo concreto, ma soltanto se riuscirà a trasformare la propria rete di relazioni in una proposta politica capace di coinvolgere tutti i principali interlocutori.
Continua a leggere
Russia, Trump frena la stretta: il nodo del diesel prima del voto
La Casa Bianca congela alcune misure contro Mosca per contenere il prezzo del carburante, ma lascia in vigore le sanzioni già adottate.
Libia e Mediterraneo, la sfida di Roma per ricucire l’alleanza occidentale
L’Atlantic Council apre nella Capitale un nuovo spazio di confronto tra Italia, Stati Uniti ed Europa sulle crisi dal Nord Africa al Mar Rosso.
Libia e Medio Oriente, Roma tenta la svolta tra Usa ed Europa
L’Atlantic Council apre nella Capitale un nuovo spazio di confronto per superare la frammentazione occidentale tra Nord Africa, Sahel e Medio Oriente.
Bollette, l’intesa con l’Ue apre al tetto sul gas: cosa cambia
Roma dovrà presentare alla Commissione un piano temporaneo per contenere l’impatto del gas sull’elettricità destinata a famiglie e imprese.