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Attualità 3 min di lettura4 ore fa

Max Parisi sfida il tempo: negli Usa la cura che può regalargli mesi

Dopo l’ultima diagnosi senza alternative, il conduttore di Radio Monte Carlo ha raggiunto l’Arizona per accedere a un farmaco non ancora disponibile in Italia.

Per Max Parisi il nuovo trattamento non rappresenta una promessa di guarigione, ma la possibilità di guadagnare tempo accanto alla moglie e alle due figlie. A 58 anni, dopo un tumore al pancreas e due anni di terapie, il conduttore di Radio Monte Carlo ha scelto di raggiungere gli Stati Uniti quando in Italia gli era rimasto soltanto un mese secondo la valutazione dei medici.

Il farmaco si chiama RasonQue e contiene doraxonrasib, una molecola che negli studi clinici ha mostrato risultati significativi nel rallentare l’evoluzione della malattia. Il percorso è iniziato il 6 settembre: dopo gli accertamenti alla Mayo Clinic di Phoenix, Parisi ha ricevuto la prima somministrazione il 15 settembre e la seconda quattro giorni più tardi.


La cura americana e la raccolta fondi

L’accesso alla terapia è stato possibile grazie alla disponibilità del centro dell’Arizona, ma il trattamento ha un costo elevato. Un mese richiede 42mila dollari e Max non dispone di un’assicurazione sanitaria statunitense.

La moglie LuLu Ng-Ha ha quindi avviato una raccolta fondi, sostenuta dagli amici e dalle persone che hanno seguito Parisi nei suoi trentacinque anni di attività radiofonica. In pochi giorni sono stati raccolti quasi 120mila dollari, una cifra che ha permesso alla famiglia di affrontare le prime spese del viaggio e delle cure.

Il RasonQue è stato autorizzato dalla FDA negli Stati Uniti il 26 agosto. In Italia, invece, la disponibilità potrebbe arrivare soltanto tra un anno. «Con il nuovo farmaco spero di arrivare a Natale, se sono fortunato a gennaio», ha detto Parisi, indicando con lucidità l’obiettivo delle prossime settimane.


Dalla diagnosi alla nuova speranza

La malattia era stata individuata nel maggio 2024. Dopo chemioterapia, un intervento chirurgico complesso e radioterapia, sembrava che il tumore fosse stato affrontato in tempo. Il primo controllo successivo ha però evidenziato la presenza di metastasi al fegato, rendendo necessario un ulteriore ciclo di chemioterapia che non ha prodotto i risultati attesi.

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Il 28 luglio i medici hanno comunicato alla famiglia che le terapie disponibili non stavano più funzionando. Il fratello Alessandro ha iniziato a esplorare le possibilità in Italia, mentre LuLu si è concentrata sui centri americani. La ricerca ha portato alla Mayo Clinic e alla possibilità di accedere al trattamento sperimentato oltreoceano.

Parisi, nato a Siena nel 1968 e trasferitosi in provincia di Cuneo a due anni, aveva già interrotto la trasmissione Caffellatte con te, venduto lo scooter e avviato le procedure per le cure palliative. Il viaggio lo spaventava: temeva di consumare energie e giorni che avrebbe potuto trascorrere con Sophia, 21 anni, e Vivienne, 16. Alla fine ha seguito la determinazione della moglie, che ha continuato a cercare un’alternativa.


Attesa per il primo controllo

Dopo le prime dosi, Max si è trasferito in California, a casa dei suoceri, in attesa della prima TAC di verifica. Il trattamento ha già provocato effetti collaterali anche rilevanti, ma la fase iniziale è stata superata.

Nel racconto pubblico della malattia non ha nascosto la sofferenza, le allergie improvvise e i 40 chili persi durante le cure. Ora, pur consapevole dei rischi, guarda alle prossime settimane con maggiore fiducia: «La prima fase è superata. Mi pare di poter guardare con ottimismo alle prossime settimane».

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