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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Francia, la protesta sfugge di mano: 40 presidi feriti e 1.793 arresti

Bloccati oltre cento licei, con incendi e danneggiamenti a Parigi: il governo denuncia una deriva di violenza urbana durante la mobilitazione studentesca

Quaranta dirigenti scolastici sono rimasti feriti dall’inizio dei blocchi dei licei in Francia, mentre il bilancio degli arresti legati ai disordini è arrivato a 1.793 persone da lunedì. La protesta, cominciata il 21 settembre per chiedere più risorse e migliori condizioni negli istituti, ha assunto in diverse città una dimensione sempre più violenta.


Presidi aggrediti e scuole danneggiate

Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha riferito che i membri del personale feriti sono complessivamente 65, tra cui i 40 presidi. Secondo il ministro, dall’inizio della settimana più di cento scuole superiori hanno riportato danni gravi.

A La Ciotat, nel dipartimento delle Bouches-du-Rhône, il dirigente del Lycée de la Méditerranée sarebbe stato cosparso di benzina e colpito mentre tentava di riportare la calma. La persona indicata come responsabile è stata fermata, ma successivamente rilasciata dopo gli scontri tra alcuni studenti e le forze dell’ordine. Anche un’auto della polizia è stata cosparsa di benzina, senza che tuttavia prendesse fuoco.

A Parigi, invece, due ingressi di istituti sono stati danneggiati dalle fiamme. I vigili del fuoco sono intervenuti davanti al liceo Léonard de Vinci, nel XV arrondissement, mentre nel XIII arrondissement un rogo che aveva coinvolto biciclette e cassonetti ha annerito l’entrata di un istituto tecnico superiore.


Arresti e tensione politica

Nella mattinata erano già 600 le persone arrestate, secondo una fonte della polizia, mentre si avvicinava il confronto tra il ministro dell’Istruzione, i sindacati e le associazioni studentesche. Il dato si inserisce nel bilancio nazionale comunicato dal Ministero della Giustizia: 1.793 fermi dall’inizio della settimana, il 90% dei quali riguarderebbe minorenni. In circa un caso su tre, l’accusa riguarda violenze contro persone.

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Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha sostenuto che la risposta giudiziaria debba essere rapida nei confronti di chi aggredisce insegnanti o danneggia i servizi pubblici. Ha inoltre chiesto che i genitori possano essere chiamati a rispondere anche sul piano economico per i danni provocati dai figli.

Dopo un incontro con prefetti, responsabili della polizia e della gendarmeria e vertici dei servizi informativi, il ministro Laurent Nuñez ha parlato di un aggravamento della situazione. A suo giudizio, gli episodi registrati non rientrano più soltanto nella contestazione studentesca, ma presentano ormai i tratti della violenza urbana.


Le richieste degli studenti

La mobilitazione riguarda diversi aspetti dell’istruzione. Gli studenti chiedono finanziamenti più consistenti, un numero maggiore di insegnanti, classi meno numerose e interventi per rendere più sicuri e adeguati gli edifici scolastici.

Nel confronto rientrano anche le regole per l’accesso all’università e le misure relative alle tasse di iscrizione. Accanto ai danni alle scuole, le tensioni hanno avuto conseguenze sulle attività economiche: 564 esercizi commerciali hanno dovuto sospendere il servizio e abbassare le saracinesche durante la giornata.

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