Mare, 224,9 miliardi in gioco: la svolta chiesta per il turismo
Dal Salone Nautico arriva un appello per trasformare porti, coste e imprese marittime in una rete capace di produrre crescita durante tutto l’anno.
L’economia del mare italiano genera 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del prodotto interno lordo, e sostiene oltre 1,13 milioni di posti di lavoro diretti. Sono i numeri emersi a Milano durante la XII Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo, organizzata al 66° Salone Nautico Internazionale da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas.
Il confronto ha messo al centro la necessità di superare una visione divisa per comparti: porti, nautica, ospitalità, trasporti, cultura e territori dovrebbero essere considerati come parti di un unico sistema. Per ogni euro prodotto direttamente dall’Economia del Mare, secondo i dati presentati, se ne attivano altri 1,8 nelle attività collegate.
Il mare pesa sull’economia nazionale
La nautica rappresenta uno dei settori con la maggiore capacità di propagare valore lungo la filiera. Il comparto produce oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e coinvolge quasi 168 mila lavoratori, mentre l’intera Economia del Mare comprende più di 250 mila imprese.
Mario Zanetti, Presidente Delegato di Confindustria per l’Economia del Mare, ha indicato nel turismo una vera industria, capace di riunire numerose filiere e di generare effetti duraturi sull’occupazione. Nel suo intervento ha inoltre ricordato le prospettive della crocieristica: nel 2026 i porti italiani dovrebbero accogliere oltre 15 milioni di passeggeri, con quasi 6.000 approdi distribuiti in 60 porti e un valore stimato vicino ai 18 miliardi di euro.
Anche Massimo Caputi, Presidente di Federturismo Confindustria, ha sostenuto l’esigenza di non limitarsi ad aumentare il numero dei visitatori sulle coste. L’obiettivo, secondo il presidente, è collegare porti e città, nautica e strutture ricettive, mobilità e cultura, sport ed enogastronomia, così da distribuire meglio i benefici sui territori e ridurre la dipendenza dalla stagionalità.
Investimenti e regole per crescere
Nel corso della conferenza è stata sottolineata la necessità di una politica industriale dedicata al mare. Tra le priorità indicate figurano infrastrutture più adeguate, procedure meno complesse, innovazione, formazione e una maggiore integrazione tra gli approdi e le aree circostanti.
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Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica, ha citato lo studio realizzato da Deloitte sull’impatto economico del turismo nautico. Il settore vale complessivamente 5,7 miliardi di euro, di cui 2,1 miliardi derivano dalle spese sostenute a terra dai turisti. «La nautica è un potente attivatore di altre filiere dell’economia italiana», ha dichiarato, spiegando che il passaggio successivo consiste nel trattenere una quota maggiore di questa ricchezza attraverso servizi qualificati e collegamenti più efficienti tra porti e territori.
Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha definito il mare una risorsa strategica per l’Italia, ricordando gli oltre 8 mila chilometri di costa del Paese. «Il turismo nautico va valorizzato come leva strategica per distribuire i flussi turistici in tutta Italia e durante tutto l’anno», ha affermato, assicurando attenzione alle richieste degli operatori su accoglienza, sostenibilità, accessibilità, digitalizzazione e semplificazione normativa. Tra le occasioni di visibilità internazionale ha indicato anche l’America’s Cup.
Porti turistici, domanda in aumento
Giovanni Acampora, Presidente di Assonautica Italiana, ha richiamato il valore della collaborazione tra istituzioni, imprese e associazioni. Una posizione condivisa, a suo giudizio, può trasformare le esigenze della filiera in proposte operative e favorire lo sviluppo delle economie locali, comprese quelle del Mezzogiorno.
Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas, ha riferito che la richiesta di ormeggi permanenti aumenta in media del 2,9%. Sono in crescita anche i grandi yacht internazionali, le attività di manutenzione e revisione, il rimessaggio e i servizi legati alle imbarcazioni di dimensioni maggiori. Per il 2027 è prevista una stabilizzazione degli ormeggi stanziali, mentre dovrebbe restare sostenuta la domanda legata al noleggio e ai grandi yacht.
Per consolidare il comparto, Assomarinas ha chiesto l’aggiornamento della disciplina speciale sui porti turistici, il Dpr 509/97, e il riconoscimento catastale in categoria E1 per le strutture nautiche. La conferenza si è chiusa quindi con la richiesta di mettere in rete investimenti, competenze e infrastrutture, facendo in modo che il valore generato dal mare resti il più possibile nei territori.
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