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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Mare, 224,9 miliardi in gioco: la sfida italiana oltre l’estate

Al Salone Nautico la filiera chiede infrastrutture, regole più semplici e una strategia capace di distribuire il valore del turismo marittimo in tutto il Paese.

La crescita dell’economia legata al mare non può più essere affrontata dividendo nautica, turismo, porti e territori in compartimenti separati. È questo il messaggio emerso a Milano, durante la XII Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo, organizzata nell’ambito del 66° Salone Nautico Internazionale da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas.

Il comparto vale 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL italiano, e dà lavoro direttamente a oltre 1,13 milioni di persone. Il suo effetto sull’economia è ancora più ampio: ogni euro prodotto dalle attività marittime ne attiva altri 1,8 in settori collegati.


Il mare vale più della stagione estiva

Nel corso dell’incontro, il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha indicato il mare come una risorsa economica strategica, ricordando gli oltre 8 mila chilometri di costa dell’Italia. Secondo Mazzi, la nautica può sostenere imprese, occupazione e sviluppo locale, ma serve un progetto unitario che metta insieme accoglienza, infrastrutture, innovazione, sostenibilità, accessibilità e strumenti digitali.

«Per l’Italia il mare è una vocazione», ha detto il ministro nelle conclusioni. Mazzi ha inoltre sostenuto la necessità di ridurre la burocrazia e ha indicato il turismo nautico come uno strumento per distribuire i visitatori in modo più equilibrato, sia tra le diverse aree del Paese sia oltre i mesi di maggiore affluenza. In questo quadro, l’America’s Cup è stata definita un’importante occasione di visibilità internazionale.


Porti e territori cercano una strategia comune

Mario Zanetti, Presidente Delegato di Confindustria per l’Economia del Mare, ha sottolineato che il turismo deve essere considerato un’industria capace di coinvolgere numerose filiere. Nel 2026, secondo le stime presentate alla conferenza, i porti italiani potrebbero accogliere oltre 15 milioni di crocieristi attraverso quasi 6.000 approdi distribuiti in 60 porti, con un valore generato vicino ai 18 miliardi di euro.

La nautica, da sola, produce più di 13 miliardi di euro di valore aggiunto e garantisce quasi 168 mila posti di lavoro. Massimo Caputi, presidente di Federturismo Confindustria, ha spiegato che l’obiettivo non è soltanto aumentare il numero dei turisti sulle coste, ma collegare porti, città, ospitalità, mobilità, cultura, sport, gastronomia ed entroterra.

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Dalla nautica arrivano 5,7 miliardi

Uno studio realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica ha quantificato in 5,7 miliardi di euro l’impatto del turismo nautico in Italia. Di questa cifra, 2,1 miliardi derivano dalle spese sostenute dai visitatori sulla terraferma, un dato che evidenzia il peso della nautica anche per commercio, servizi e accoglienza.

Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, ha osservato che porti e approdi devono diventare punti di accesso ai territori, sostenuti da servizi adeguati e da una maggiore integrazione con le comunità locali. Giovanni Acampora, presidente di Assonautica Italiana, ha invece richiamato l’importanza del coordinamento tra istituzioni, imprese e associazioni, anche per ridurre i divari tra Nord e Sud.

La portualità turistica mostra intanto segnali di tenuta. L’indagine Assomarinas-Federturismo indica una crescita media del 2,9% nella domanda di ormeggi stanziali, insieme all’aumento dei superyacht e delle grandi imbarcazioni internazionali utilizzate per il noleggio. Sono in espansione anche manutenzione, rimessaggio, riparazione e movimentazione delle barche.

Per il 2027 è attesa una stabilizzazione degli ormeggi stanziali, mentre dovrebbe restare sostenuta la domanda legata al noleggio e ai superyacht. Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, ha però segnalato la necessità di aggiornare la legge speciale sui porti turistici, il Dpr 509/97, e di introdurre la classificazione catastale E1 per le strutture nautiche. La conferenza ha così rilanciato l’idea di una politica industriale del mare fondata su investimenti, infrastrutture, semplificazione e competenze.

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