16.000Lettori online ora
Attualità 3 min di lettura6 ott

Mare, 224,9 miliardi in gioco: la richiesta dell’industria

La filiera marittima italiana chiede investimenti, meno burocrazia e una strategia capace di distribuire crescita e turismo durante tutto l’anno.

L’economia del mare italiana genera 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del prodotto interno lordo, e sostiene più di 1,13 milioni di occupati diretti. Da questi numeri prende forma la richiesta di una strategia nazionale capace di unire turismo, portualità, nautica, infrastrutture e territori, evitando che il settore venga affrontato attraverso compartimenti separati.

La necessità è stata ribadita il 5 ottobre, al 66° Salone Nautico Internazionale, durante la XII Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo. L’appuntamento è stato promosso da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas, con la presenza dei principali esponenti della filiera e le conclusioni del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.


Un comparto che moltiplica il valore

Secondo quanto emerso dall’incontro, ogni euro prodotto direttamente dall’Economia del Mare ne attiva altri 1,8 nel resto del sistema economico. La filiera comprende oltre 250mila imprese e, nella sola nautica, vale più di 13 miliardi di euro di valore aggiunto, con quasi 168mila lavoratori.

Mario Zanetti, Presidente Delegato di Confindustria per l’Economia del Mare, ha definito il turismo una vera industria, capace di coinvolgere numerose attività e di creare ricadute diffuse. Ha inoltre indicato nella crocieristica e nel turismo costiero due leve decisive: nel 2026 i porti italiani dovrebbero accogliere oltre 15 milioni di crocieristi, con quasi 6.000 approdi distribuiti in 60 porti e un valore stimato vicino ai 18 miliardi di euro.

Per Massimo Caputi, Presidente di Federturismo Confindustria, l’obiettivo non può limitarsi all’aumento degli arrivi sulle coste. Il passaggio decisivo consiste nel collegare porti, città, strutture ricettive, cultura, sport, mobilità, produzioni enogastronomiche ed entroterra, così da trattenere una quota maggiore della ricchezza sui territori.


Porti e territori cercano una regia

Il turismo nautico produce in Italia 5,7 miliardi di euro, dei quali 2,1 miliardi derivano dalla spesa effettuata a terra. Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica, ha sottolineato che questi dati dimostrano quanto gli approdi possano alimentare anche attività esterne alla navigazione, a condizione che siano sostenuti da servizi efficienti e da collegamenti adeguati.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

La portualità turistica mostra intanto segnali di solidità. L’indagine Assomarinas-Federturismo indica una crescita media del 2,9% per la domanda di ormeggi stanziali, mentre aumentano i superyacht, i transiti delle grandi imbarcazioni internazionali e le attività di rimessaggio, manutenzione, alaggio e varo. Per il 2027 è attesa una stabilizzazione degli ormeggi permanenti, accompagnata da una domanda ancora vivace legata al noleggio e ai superyacht stranieri.

Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas, ha però segnalato due interventi ritenuti necessari per consolidare il comparto: l’aggiornamento della normativa speciale sui porti turistici, il Dpr 509/97, e l’attribuzione della categoria catastale E1 alle strutture nautiche. Giovanni Acampora, Presidente di Assonautica Italiana, ha invece richiamato l’importanza di una posizione comune tra istituzioni, imprese e associazioni, anche per ridurre gli squilibri tra Nord e Sud.


La linea del Ministero

Nel suo intervento, Gianmarco Mazzi ha definito il mare una componente essenziale dell’economia turistica nazionale, ricordando gli oltre 8mila chilometri di costa italiana. «Per l’Italia il mare è una vocazione», ha detto il ministro, indicando nella nautica un settore in grado di produrre occupazione, ricchezza e benefici per le comunità locali.

Mazzi ha sostenuto la necessità di migliorare accoglienza, innovazione, sostenibilità, infrastrutture, accessibilità e strumenti digitali, intervenendo anche sulla semplificazione delle norme. Ha inoltre spiegato di voler esaminare le richieste avanzate dalla filiera e ha indicato l’America’s Cup come una grande occasione di visibilità internazionale per il Paese.

La conferenza ha infine rilanciato una politica industriale specifica per il mare, basata su investimenti, competenze, infrastrutture e riduzione degli oneri burocratici. Tra le priorità figura anche la destagionalizzazione, così da distribuire i flussi turistici nell’arco dell’anno e trasformare porti e approdi in punti di accesso a un’offerta più ampia.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere