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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Marche, l’overbooking sanitario accende il dubbio: chi farà le visite in più

La Regione aggiunge appuntamenti per recuperare le assenze, ma restano da definire orari, compensi e responsabilità nel caso in cui si presentino tutti i pazienti.

Il tentativo di ridurre le liste d’attesa rischia di aprire un nuovo problema: se nessuno rinuncia all’appuntamento aggiuntivo, chi dovrà svolgere la prestazione oltre l’orario previsto? È questo il principale interrogativo sollevato dai sindacati dopo la decisione della Regione Marche di rendere stabile il ricorso all’overbooking sanitario.

Il sistema punta a sfruttare i posti che altrimenti rimarrebbero vuoti per le assenze dell’ultimo minuto. Ma, secondo le organizzazioni dei lavoratori, la misura non chiarisce ancora né l’impegno richiesto al personale né le modalità di pagamento delle ore eventualmente aggiunte.


Il posto in più resta senza risposta

La delibera approvata dalla giunta marchigiana l’8 settembre prevede di collocare un appuntamento supplementare all’inizio o alla fine di alcune agende. Il meccanismo riguarda visite specialistiche, mammografie, ecografie e Moc, con l’obiettivo di recuperare le prestazioni saltate a causa dei pazienti che prenotano e poi non si presentano.

La Regione sostiene che nessuno verrà mandato via nel caso in cui tutti gli utenti arrivino all’appuntamento. Le visite, secondo l’amministrazione, saranno comunque garantite, anche prolungando il servizio oltre la durata inizialmente stabilita. Proprio questa possibilità, però, lascia aperta la questione dell’organizzazione concreta del lavoro.


I sindacati contestano il metodo

La Uil Marche lamenta di non essere stata coinvolta prima dell’approvazione del provvedimento. Claudia Mazzucchelli, segretaria generale regionale, ha ricordato che l’incontro con l’assessore si è tenuto il 7 settembre, mentre la delibera è arrivata il giorno successivo. In quella sede la Regione avrebbe definito il modello come un «overbooking controllato, concordato con i professionisti sanitari».

Per il sindacato, tuttavia, il termine “concordato” deve essere tradotto in regole precise. Non è stato chiarito se le ore aggiuntive debbano essere considerate straordinario o prestazione aggiuntiva, chi debba restare in servizio e se sia necessaria una disponibilità preventiva. Il timore espresso da Mazzucchelli è che l’operazione finisca per gravare su medici, infermieri, operatori sanitari e personale amministrativo già alle prese con organici ridotti.

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Il precedente lombardo pesa ancora

Un’iniziativa simile era stata avviata in Lombardia nel 2023, durante la gestione dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso. Nel 2024, però, il Tribunale amministrativo regionale aveva cancellato una parte della delibera, ritenendo che la Regione fosse intervenuta unilateralmente su aspetti che spettano alla contrattazione collettiva.

La sentenza aveva inoltre evidenziato il rischio di concentrare troppe visite, con possibili conseguenze sulla qualità dell’assistenza. È anche per questo che la Uil valuta l’ipotesi di ricorrere nuovamente alla giustizia amministrativa nelle Marche. Alla domanda su un nuovo procedimento, Mazzucchelli ha risposto: «Stiamo valutando».


Liste d’attesa e condizioni di lavoro

La Uil nazionale richiama soprattutto il tema dei riposi e della sostenibilità dei turni. Santo Biondo, segretario confederale, ha spiegato che l’aggiunta di ore inciderebbe su un’organizzazione già fragile, ricordando che in alcuni casi gli infermieri non riescono a rispettare il periodo minimo di riposo tra un turno e l’altro. La sua posizione è netta: «Le liste d’attesa si abbattono investendo sulla sanità pubblica e sul personale, non chiedendo ancora uno sforzo a organici già esausti».

Il sindacato non nega la gravità delle attese, che possono spingere chi non ha risorse per rivolgersi al privato a rinviare o abbandonare le cure. La questione, però, è verificare se l’overbooking aumenti davvero il numero delle prestazioni senza trasferire il costo organizzativo sui lavoratori e, di riflesso, sulla qualità dell’assistenza. Il punto di equilibrio resta quindi da trovare tra accesso tempestivo alle cure e condizioni professionali sostenibili.

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