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Attualità 4 min di lettura31 min fa

Maran: “La rabbia dei ragazzi non può diventare violenza”

L’eurodeputato Pd chiede un intervento europeo sul caro-vita e strumenti più rapidi per controllare gli algoritmi che amplificano i disordini.

Il costo della vita deve entrare con maggiore forza nell’agenda dell’Unione europea. È la richiesta di Pierfrancesco Maran, eurodeputato del Partito democratico, secondo cui il gruppo progressista dell’Eurocamera ha sollecitato la Commissione a preparare un piano sugli alloggi a prezzi accessibili e a intervenire su un problema che coinvolge ormai tutti i cittadini europei.

Maran avverte che 450 milioni di persone rischiano di non sentirsi ascoltate dalle istituzioni. A Milano, come in molte altre grandi città europee, gli affitti e gli altri beni essenziali sono aumentati dopo la pandemia, mentre il paniere della spesa è cresciuto in Italia e nel capoluogo lombardo a un ritmo doppio rispetto ai salari.

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Il disagio sociale non giustifica i saccheggi

L’ex assessore alla Casa e all’Urbanistica del Comune di Milano invita però a non confondere le difficoltà economiche con le violenze. Molti dei fermati, osserva, arrivavano da decine di chilometri di distanza e si erano recati in città appositamente: la loro presenza non può essere automaticamente ricondotta alla crisi degli affitti o all’aumento delle bollette.

Le manifestazioni ufficiali organizzate dalle parti sociali si sono svolte senza episodi violenti e rientrano nella mobilitazione nazionale sul costo della vita. Maran ribadisce che la violenza non può essere accettata né sovrapposta alle rivendicazioni politiche; tra i fermati, tuttavia, i minorenni rappresentavano tra i due terzi e i tre quarti, con ragazzi anche di 12 anni. A suo giudizio, mettere sullo stesso piano Milano, Parigi, Bruxelles e altre città europee produce una lettura fuorviante.


Algoritmi sotto accusa

Il punto più delicato riguarda il ruolo delle piattaforme nella propagazione dei contenuti. Per un adolescente di 14 o 16 anni, spiega Maran, la formazione dell’opinione passa soprattutto dai social e non dalla televisione o dai giornali. Diventa quindi essenziale capire quali meccanismi decidano che una notizia venga resa popolare mentre un’altra resti invisibile.

L’eurodeputato non sostiene che le prime violenze siano state provocate direttamente dai social, ma ritiene che la diffusione dei filmati abbia favorito le imitazioni nei giorni successivi. Video e messaggi condivisi all’inizio degli scontri avrebbero attirato nel centro di Milano, durante la domenica, persone diverse tra loro, comprese alcune richiamate da account poco conosciuti. Così un’intenzione o un gesto isolato possono trasformarsi in un comportamento più grave.

Maran chiede di verificare se dietro la selezione dei contenuti vi siano obiettivi precisi o logiche non trasparenti. «Non sappiamo se ci sono o meno, perché non abbiamo accesso al modo con cui si crea quell’informazione», ha osservato parlando dei possibili effetti di propaganda e delle cosiddette minacce ibride.

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Servono controlli più rapidi

L’Unione europea ha già introdotto responsabilità per le grandi piattaforme attraverso il Regolamento sui servizi digitali, ma l’applicazione delle norme procede più lentamente rispetto all’evoluzione dei social. Su TikTok, sottolinea Maran, anche un profilo senza molti seguaci può raggiungere un pubblico enorme se un singolo filmato viene spinto dal sistema di raccomandazione.

La Commissione europea ha aperto nei confronti di TikTok una procedura collegata anche allo scorrimento continuo dei contenuti, una funzione ritenuta centrale nel rischio di dipendenza. Secondo l’eurodeputato, occorre capire perché alcuni messaggi che incitano a distruggere o aggredire vengano amplificati, mentre altri restino marginali.

Anche la Polizia postale e le altre autorità devono poter agire in tempi brevi. «Il nostro problema non è trovare un responsabile tra sei mesi o tra un anno: è evitare che queste cose succedano», ha detto Maran. La questione riguarda soprattutto i minori: benché sotto i 13 anni l’accesso ai social non dovrebbe essere consentito, nella pratica mancano verifiche efficaci sull’età.


Il nodo delle proteste europee

Nel corso dell’intervista, rilasciata a margine della plenaria dell’Eurocamera, Maran ha espresso solidarietà agli agenti, ai lavoratori e ai commercianti colpiti da un fine settimana segnato da aggressioni, violenze e saccheggi. A suo avviso, comprendere la rabbia di ragazzi così giovani è necessario, ma altrettanto importante è impedire che il malessere venga incanalato verso nuovi episodi di devastazione.

L’eurodeputato ha inoltre invitato alla prudenza sull’ipotesi di un’operazione ibrida legata alle proteste. La pubblicazione da parte del blogger militare russo Rybar di una mappa dettagliata delle manifestazioni nell’Unione europea dimostra almeno l’interesse dell’apparato di sicurezza di Mosca, ma non basta a provare un coinvolgimento diretto. Potrebbe trattarsi anche del tentativo di sfruttare e ingigantire eventi già in corso.

Il tema degli algoritmi era stato affrontato da Maran anche in Aula, dopo i disordini di Milano e quelli registrati in altre città europee. L’Unione sta discutendo inoltre l’Eu Kids Act, con ipotesi di accesso graduale ai social: un divieto fino ai 14 o 15 anni, una fase intermedia e la piena autonomia al compimento dei 18 anni. Per l’eurodeputato, alle regole devono accompagnarsi strumenti operativi capaci di seguire la velocità con cui cambiano le piattaforme.

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