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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Manovra, la richiesta di Meloni all’Europa: più margini contro il caro-prezzi

La premier chiede di non conteggiare allo stesso modo le spese aumentate per l’inflazione e quelle decise dal governo, oltre a usare parte delle maggiori entrate per aiutare famiglie e imprese.

L’aumento dei prezzi rischia di complicare la prossima legge di Bilancio su entrambi i lati dei conti pubblici: fa crescere alcune uscite automatiche, ma porta anche più incassi fiscali. È su questo squilibrio che Giorgia Meloni ha concentrato la lettera inviata a Ursula von der Leyen, chiedendo all’Unione europea un’applicazione più flessibile delle regole.


Il nodo delle spese legate ai prezzi

La premier vuole che l’inflazione superiore alle stime venga considerata un elemento rilevante quando Bruxelles valuterà il rispetto del limite alla crescita della spesa netta italiana. Il governo sostiene infatti che un aumento dei costi provocato dai prezzi non possa essere valutato come una scelta discrezionale dell’esecutivo.

Il nuovo Patto di stabilità, approvato nel 2024, calcola il tetto di spesa in termini nominali, quindi includendo l’effetto dell’inflazione. Se quest’ultima supera le previsioni utilizzate per definire il piano di bilancio, alcune voci aumentano automaticamente. Il caso più evidente è quello delle pensioni, rivalutate in base all’andamento dei prezzi, ma il meccanismo può riguardare anche altri capitoli pubblici.

Secondo i dati riportati da Meloni, la spesa italiana direttamente esposta a un’inflazione più alta del previsto equivale al 20,4% del Pil. Un’altra quota, pari al 12% del Pil, risentirà dell’aumento dei prezzi nel 2027.


Il gettito in più resta vincolato

L’inflazione produce però anche un effetto positivo sulle entrate dello Stato. A parità di consumi, prezzi più elevati fanno aumentare l’Iva e altre imposte indirette. L’esecutivo vorrebbe poter destinare almeno una parte di queste risorse a interventi temporanei contro il caro-energia, a sostegno di famiglie e imprese.

Le regole europee, tuttavia, non considerano automaticamente il maggior gettito come denaro liberamente spendibile. Se quelle entrate finanziano misure fiscali compensative, l’operazione può essere classificata come una modifica discrezionale della politica delle entrate. Per questo Roma sollecita la Commissione a individuare una soluzione che permetta un impiego parziale di queste somme.

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Bruxelles ricorda i margini già concessi

Le due richieste sono legate: da una parte l’Italia chiede di separare l’aumento inevitabile delle uscite dalle decisioni deliberate dal governo; dall’altra punta a utilizzare una quota degli incassi aggiuntivi generati dall’inflazione. Meloni ha comunque ribadito la consapevolezza degli impegni assunti con la procedura per disavanzo eccessivo e della necessità di rispettare il percorso correttivo della spesa netta.

Da Bruxelles è arrivato un richiamo alla flessibilità già prevista per gli Stati membri attraverso la clausola di salvaguardia dedicata all’energia e quella relativa alle spese per la difesa. L’Italia deve ancora chiarire se intende sfruttarle completamente.


Manovra, il calendario entra nel vivo

La questione è stata discussa durante un vertice durato due ore a Palazzo Chigi. Al centro dell’incontro c’era anche il Documento programmatico di finanza pubblica, il quadro di riferimento per la legge di Bilancio.

Il documento è atteso in Consiglio dei ministri venerdì. La trattativa con la Commissione europea diventa così uno dei passaggi decisivi per definire gli spazi effettivi della manovra.

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