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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Manovra, il 2027 senza margini: Irpef e bonus appesi alle coperture

Il documento del Governo rinvia gli spazi per nuove misure agli anni successivi, mentre inflazione e interessi aumentano la pressione sui conti pubblici.

Le nuove misure promesse dal Governo non potranno contare, nel 2027, su ulteriore disavanzo o su ampi spazi di bilancio. Il Documento programmatico trasmesso alle Camere indica infatti una situazione più flessibile soltanto dal 2028, con risorse comunque contenute e una spesa per interessi destinata a crescere sensibilmente nel prossimo triennio.


Il primo anno resta blindato

Secondo il documento, nel 2027 non sarebbe necessario intervenire sui conti con nuovi tagli o maggiori entrate. Il lieve superamento del limite concordato con la Commissione europea per la spesa primaria verrebbe infatti compensato dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, senza produrre ulteriori disponibilità per la legge di bilancio.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha motivato la linea scelta con la necessità di maggiore cautela. «Il contesto richiede maggiore attenzione», ha affermato in conferenza stampa, richiamando l’effetto combinato dell’inflazione e dei tassi elevati su un Paese caratterizzato da un debito pubblico consistente.


Irpef e tassa piatta cercano risorse

Le ipotesi discusse nelle ultime settimane dovranno quindi essere finanziate interamente con coperture individuate all’interno del bilancio. L’eventuale innalzamento da 50mila a 60mila euro della soglia per applicare l’aliquota Irpef del 33% avrebbe un costo stimato in 2,7 miliardi, mentre la riproposizione della tassa piatta su aumenti contrattuali, lavoro notturno, turni, festivi e produttività richiederebbe altri 2,6 miliardi.

Restano sul tavolo anche l’aliquota agevolata sugli aumenti salariali dei giovani, il rifinanziamento del fondo sanitario e altri interventi collegati alla cosiddetta manovra elettorale. Una parte delle risorse potrebbe arrivare dai fondi ancora disponibili del Piano nazionale di ripresa e resilienza, stimati tra 2 e 4 miliardi, ma non sarebbe sufficiente a finanziare tutte le misure. Più semplice appare la trasformazione strutturale della riduzione del bollo auto, che nel 2027 utilizza una quota dei risparmi del Piano.


Dal 2028 margini molto ridotti

La regola europea sulla spesa netta resta il riferimento principale per valutare la sostenibilità della manovra. Il calcolo esclude, tra gli altri elementi, gli interessi sul debito, i trasferimenti e i cofinanziamenti europei, ma fissa comunque un limite all’aumento delle uscite ordinarie.

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Alla luce delle stime del Governo, lo spazio disponibile arriverebbe a circa 3,3-3,5 miliardi nel 2028 e a ulteriori 2,5-3 miliardi nel 2029. Si tratta dunque di margini moderati, che non consentirebbero di finanziare senza selezione tutte le proposte attualmente in discussione.


La clausola sostiene poco la crescita

La clausola di salvaguardia dovrebbe mettere a disposizione circa 14,4 miliardi di deficit aggiuntivo nel 2027 e una somma analoga nel 2028. Il suo effetto sulla crescita, tuttavia, sarebbe limitato: l’aumento del Pil passerebbe dal dato tendenziale dello 0,6% allo 0,8% nel 2027 e dallo 0,8% allo 0,9% l’anno seguente.

La prudenza deriva sia dai moltiplicatori ridotti utilizzati nei modelli del ministero dell’Economia, sia dal fatto che una parte del disavanzo finanzierà spese già incluse nelle previsioni a legislazione vigente. Il rapporto tra debito e Pil inizierebbe così a scendere soltanto dal 2028, mentre sui mercati pesano inflazione, possibili nuovi rialzi dei tassi e l’aumento delle emissioni pubbliche e private.


Conti più pesanti e vincoli europei

Rispetto alle valutazioni di aprile, le proiezioni aggiornate indicano nei prossimi tre anni 40,8 miliardi in più di spesa pubblica e 14,7 miliardi aggiuntivi per gli interessi. Considerando anche il maggiore disavanzo, quest’ultima cifra salirebbe a 16,3 miliardi. Le entrate crescerebbero invece di 29,5 miliardi, senza includere eventuali ulteriori effetti di un’inflazione più alta.

Il Governo conferma l’obiettivo di uscire nel 2027 dalla procedura per disavanzi eccessivi, sulla base di un deficit 2026 previsto al 2,9%. Escludendo dal calcolo la deroga per energia e difesa, il disavanzo sarebbe pari al 2,8% del Pil nel 2027 e al 2,6% nel 2028. Senza quell’esclusione contabile, invece, raggiungerebbe il 3,4% e il 3,2%, con la permanenza dell’Italia nel braccio correttivo del Patto europeo fino al 2030 e il ritorno sotto il 3% soltanto nel 2029, al 2,3%.

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