Malpensa, la partita che mette Sala davanti al nodo F2i
La vicenda del nome dato allo scalo riapre il confronto sul peso del Comune di Milano in Sea e sull’espansione dei grandi gruppi finanziari nel sistema aeroportuale.
La domanda ormai supera la targa dedicata a Silvio Berlusconi: chi orienterà le scelte degli aeroporti lombardi nei prossimi anni? Il Comune di Milano conserva la maggioranza di Sea, ma l’avanzata di F2i può ridurre il margine di intervento pubblico sulla società che gestisce Malpensa e Linate.
Il futuro di Sea è il vero nodo
La questione riguarda il modello con cui vengono governate infrastrutture decisive per i territori. Una presenza finanziaria sempre più concentrata potrebbe trasformare gli aeroporti da strumenti collegati alle comunità locali in attività da valorizzare soprattutto secondo criteri patrimoniali.
In gioco non ci sono soltanto gli equilibri economici. L’evoluzione degli assetti societari può avere conseguenze sulla concorrenza, sull’interesse pubblico, sull’ambiente e sul rapporto tra gli scali e le aree in cui operano. Per questo il caso Malpensa diventa il punto di partenza di un interrogativo più ampio: il controllo politico resterà al Comune o passerà progressivamente nelle mani di F2i?
F2i cresce e cambia gli equilibri
Il fondo detiene oggi il 25,7% di Sea ed è il principale investitore infrastrutturale attivo nel comparto aeroportuale italiano. La sua influenza potrebbe aumentare ancora con l’eventuale fusione con Sagat, la società che amministra l’aeroporto di Torino e che è controllata dallo stesso F2i.
Il gruppo ha già sotto controllo gli scali di Napoli, Trieste, Olbia e Alghero, oltre a quello torinese. Un’aggregazione ulteriore tra società aeroportuali rischierebbe di accentrare decisioni e risorse, con una progressiva diminuzione della capacità del Comune di Milano di imprimere una direzione alla propria partecipata.
Sala e il peso della maggioranza
È in questo quadro che si colloca la responsabilità politica attribuita a Giuseppe Sala. Il Comune possiede il 54,81% di Sea: pur non essendo l’unico azionista, dispone di una posizione tale da poter sollecitare la società a prendere parte a una controversia istituzionale di rilievo.
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Il sindaco ha manifestato in più occasioni la propria contrarietà alla scelta di intitolare Malpensa a Berlusconi. Secondo la ricostruzione contenuta nel testo, avrebbe potuto utilizzare il peso del Comune dentro Sea per spingere il gestore a intervenire formalmente e a sostenere le proprie ragioni. Da qui nasce il dubbio politico: Sala non aveva più la forza per orientare Sea oppure ha preferito evitare uno scontro con Enac e con il ministro Matteo Salvini?
Chi poteva contestare il nome
Sul piano formale, la procedura presenta un elemento decisivo: il soggetto legittimato a intervenire non era il Comune, bensì Sea. Il Tar Lombardia, con la sentenza n. 1874/2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Palazzo Marino insieme ad altri Comuni del Varesotto proprio perché l’amministrazione non poteva far valere in giudizio una posizione spettante al gestore aeroportuale.
La decisione del Tar ha inoltre riconosciuto la legittimità dell’intitolazione. La procedura si è discostata dalla prassi seguita in precedenza, secondo cui era la società di gestione a proporre all’Enac il nome dello scalo: a Bergamo, per esempio, Sacbo aveva indicato Caravaggio. Nel caso di Malpensa, invece, il Consiglio di amministrazione di Enac ha approvato nel 2024 la dedica a Berlusconi, poi autorizzata dal Ministero dei Trasporti.
La sentenza non cancella però la questione politica. Se la competenza sostanziale per intervenire apparteneva a Sea, resta da capire perché il principale azionista pubblico non abbia usato la propria posizione per chiedere alla società di prendere parte al procedimento. È questo passaggio a collegare la disputa sul nome dell’aeroporto al futuro assetto del sistema aeroportuale lombardo.
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