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Malattie reumatiche, oltre 1,18 milioni di assenze: il costo nascosto

La gestione delle patologie reumatologiche non si esaurisce nello studio medico: per i pazienti può significare difficoltà nel mantenere il lavoro, maggiore peso sulle famiglie e bisogno di orientamento anche nella vita di tutti i giorni.

La gestione delle patologie reumatologiche non si esaurisce nello studio medico: per i pazienti può significare difficoltà nel mantenere il lavoro, maggiore peso sulle famiglie e bisogno di orientamento anche nella vita di tutti i giorni. È questa la prospettiva emersa dall’incontro organizzato a Roma da Anmar Odv e dall’Osservatorio Capire, durante il quale sono stati presentati i primi risultati di Fit for Work 2.0.

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La farmacia diventa un punto di orientamento

Tra gli strumenti discussi c’è la farmacia dei servizi, considerata un presidio utile per intercettare dubbi su prevenzione, vaccinazioni, terapie e comportamenti quotidiani. Per chi convive con una malattia reumatologica, infatti, molte decisioni maturano lontano dalla visita specialistica e richiedono indicazioni facilmente accessibili.

Claudia Pietropoli, componente del Consiglio di presidenza di Federfarma nazionale e presidente di Federfarma Rovigo, ha sottolineato che il farmacista può aiutare a riconoscere i bisogni del paziente e a indirizzarlo verso il medico di medicina generale o lo specialista. «La farmacia dei servizi può contribuire a intercettare questi bisogni, promuovere comportamenti appropriati e indirizzare il paziente verso il professionista di riferimento», ha detto, richiamando l’importanza di una collaborazione stabile tra territorio e assistenza specialistica.

L’informazione sanitaria, secondo quanto emerso dal confronto, dovrebbe accompagnare anche la prevenzione delle infezioni, l’aderenza alle cure, la gestione delle comorbidità e gli stili di vita. Per questo le associazioni dei pazienti sono state indicate come interlocutori da coinvolgere nella progettazione dei materiali educativi e dei servizi.


Il lavoro paga il prezzo della cronicità

Il rapporto ha analizzato 352 milioni di certificati di malattia relativi al 2025. Oltre 1,18 milioni risultano collegati a disturbi muscolo-scheletrici, una quantità quasi raddoppiata rispetto al 2013; nello stesso periodo, per le artropatie l’incremento indicato è del 131%.

Queste patologie costituiscono circa un quinto dei certificati nei quali compare una diagnosi. Il dato, tuttavia, deve essere letto con cautela: soltanto il 20,8% dei documenti esaminati contiene un’indicazione diagnostica e le percentuali cambiano sensibilmente da una Regione all’altra. La carenza di informazioni rende quindi più difficile stimare con precisione l’effetto delle malattie croniche sull’occupazione e sulla spesa previdenziale.

Giorgio Lorenzo Colombo, direttore scientifico del Centro di ricerca Cefat dell’Università degli Studi di Pavia, ha ricordato che la quota più rilevante dell’impatto economico non coincide con le sole prestazioni sanitarie. «Non possiamo governare ciò che non siamo in grado di misurare», ha affermato, spiegando che perdita di produttività, invalidità e conseguenze per i familiari rappresentavano il 70% dell’onere complessivo associato alle forme reumatiche croniche invalidanti secondo il rapporto precedente.

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Dati utili alle decisioni pubbliche

L’aggiornamento dello studio realizzato nel 2013 dall’Università degli Studi di Pavia e da Anmar, con il contributo dell’Inps, punta dunque a rendere più visibile una parte dell’impatto sociale spesso dispersa tra sanità, previdenza, servizi sociali e assistenza familiare. Una diagnosi tempestiva e terapie efficaci possono contribuire a preservare l’autonomia e la capacità di lavorare, con benefici che ricadono su più comparti pubblici.

Su questo terreno opera anche l’Intergruppo parlamentare “Lavoro e fragilità. Focus su disabilità, cronicità e malattie rare”, promosso dall’onorevole Silvio Giovine nel dicembre 2025. L’organismo riunisce Parlamento, associazioni, ricercatori e rappresentanti del mondo produttivo per valutare misure capaci di sostenere chi continua a lavorare convivendo con una patologia cronica.

Giovine, componente della XI Commissione della Camera dei deputati, ha spiegato che le informazioni raccolte possono aiutare a individuare i punti in cui intervenire: dalla frequenza delle assenze al rischio di abbandono dell’occupazione. L’obiettivo dichiarato è proseguire il confronto con imprese, comunità scientifica e associazioni per elaborare forme di tutela e soluzioni organizzative compatibili con la malattia.


Regioni chiamate a fare sistema

La distribuzione delle competenze rende centrale il ruolo delle Regioni, che organizzano una parte importante dell’assistenza sanitaria, mentre gli effetti della cronicità si manifestano anche sul versante sociale e previdenziale. Una lettura separata dei singoli costi rischia di non restituire il peso complessivo delle patologie.

Luca Coletto, consulente di Anmar Odv ed ex sottosegretario di Stato al ministero della Salute, ha indicato nella Conferenza Stato-Regioni una possibile sede di coordinamento. A suo avviso, mantenere una persona autonoma e attiva professionalmente grazie a cure adeguate produce vantaggi non soltanto per il servizio sanitario, ma anche per il sistema sociale, la previdenza e le famiglie.

L’incontro si è svolto in occasione della Giornata mondiale del malato reumatico, celebrata il 12 ottobre a Palazzo Baldassini, a Roma. Anmar e l’Osservatorio Capire hanno annunciato l’intenzione di continuare a mettere in relazione dati, istituzioni e bisogni dei pazienti, con l’obiettivo di favorire percorsi di cura più accessibili e politiche attente all’intera esperienza della malattia.

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