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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Magistrati, il miliardo resta: cosa c’è dietro lo scontro con Meloni

Il Consiglio di Stato potrebbe affidare a un commissario l’atto necessario per liquidare gli arretrati, già coperti dalle risorse della manovra.

La partita sugli stipendi dei magistrati potrebbe chiudersi con una firma diversa da quella di Giorgia Meloni, ma senza cambiare il conto per lo Stato: circa 970 milioni di euro di arretrati. Il Consiglio di Stato si appresta infatti a valutare la nomina di un commissario incaricato di sostituire l’amministrazione nell’adozione del decreto.

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Il confronto sulle cifre divide il governo

La distanza tra gli aumenti riconosciuti ai diversi dipendenti pubblici alimenta il confronto politico. Per i dirigenti della Presidenza del Consiglio, il rinnovo del contratto 2019-2021 ha prodotto un incremento medio di 558 euro lordi mensili, insieme a somme arretrate che, per i dirigenti di prima fascia, hanno raggiunto anche 46mila euro lordi.

Per le toghe, invece, l’adeguamento previsto è di circa 130 euro lordi al mese per il triennio 2021-2023 e di 270 euro per quello 2024-2026. Gli arretrati, secondo i dati riportati, non dovrebbero superare mediamente quota 17mila euro lordi. Nel frattempo, il rinnovo dei dipendenti di Palazzo Chigi ha interessato 277 dirigenti, una proporzione di uno ogni sette lavoratori.


La decisione passa a Palazzo Spada

All’origine della controversia c’è il meccanismo che aggiorna automaticamente ogni tre anni le retribuzioni dei magistrati in base alla media degli incrementi ottenuti dal pubblico impiego. Il Consiglio di Stato ha stabilito che, negli ultimi due periodi, il calcolo fosse stato eseguito utilizzando criteri non corretti.

L’Associazione nazionale magistrati, nell’udienza del 13 ottobre, ha quindi chiesto la designazione di un commissario ad acta. Si tratta di un funzionario che potrebbe adottare il provvedimento al posto della Presidenza del Consiglio. La pronuncia è attesa a breve e, secondo quanto riferito nel testo, l’accoglimento della richiesta appare molto probabile.

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Meloni contesta il costo dell’operazione

La presidente del Consiglio ha criticato l’ipotesi di dover firmare personalmente un decreto destinato a stanziare quasi un miliardo per gli stipendi dei magistrati. «Non posso mettere la mia firma su un decreto con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando per gli autotrasportatori», ha affermato domenica 18 ottobre.

Poco prima, rivolgendosi ai giudici amministrativi, Meloni aveva lasciato intendere che l’eventuale intervento di un commissario sarebbe stato una loro scelta, con responsabilità conseguenti: «Se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, nomini pure il commissario. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità».

Le risorse, tuttavia, risultano già previste nella Legge di Bilancio. Per questo, anche se la firma finale dovesse spettare a un funzionario nominato dal Consiglio di Stato, l’esborso per gli arretrati resterebbe a carico delle finanze pubbliche.

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