Macedonia del Nord, i soldi dell’Ue non bastano: riforme ancora ferme
Dopo il compromesso con la Grecia e l’intesa sulla minoranza bulgara, Skopje resta candidata all’adesione ma non ha ancora aperto alcun settore negoziale.
Il principale ostacolo per la Macedonia del Nord non è più soltanto il rapporto con i Paesi vicini: oggi il nodo decisivo è la mancata modifica della Costituzione, richiesta per riconoscere formalmente la minoranza bulgara. Senza questo passaggio, il percorso verso l’Unione europea rimane sospeso, nonostante gli aiuti finanziari e gli impegni assunti da Skopje.
Il Paese, indipendente dal 1991, ha ottenuto lo status di candidato nel 2005 e attende da oltre vent’anni l’avvio effettivo dell’adesione. Nel frattempo ha superato il lungo contenzioso con la Grecia, è entrato nella Nato e ha ricevuto sostegno economico europeo. Tuttavia, tra riforme incompiute e nuovi contrasti identitari, Bruxelles considera ancora lontano il traguardo.
Douglas
-20% su ordini da 69€ da Douglas
La Costituzione tiene fermo il negoziato
Nel luglio 2022 Skopje ha accettato di inserire nella propria Costituzione il riconoscimento e la tutela della comunità bulgara. L’intesa ha consentito di avviare il percorso negoziale, ma l’emendamento promesso non è stato ancora approvato. Per questa ragione il Consiglio dell’Unione europea non ha aperto neppure il primo dei sei raggruppamenti tematici, quello dedicato ai principi fondamentali.
La fase di valutazione preliminare dei diversi ambiti, conclusa nel dicembre 2023, non è stata seguita da risultati concreti sul piano dell’adesione. La Macedonia del Nord deve quindi intervenire su Stato di diritto, giustizia, amministrazione pubblica e contrasto alla corruzione. La Commissione riconosce comunque alcuni elementi positivi: la tenuta dei rapporti tra le diverse comunità, favorita dall’eredità dell’Accordo di Ohrid, e la ripresa del dialogo tra istituzioni e società civile.
Prima la Grecia, poi la Bulgaria
Per comprendere l’impasse attuale bisogna tornare alla disputa sul nome. Atene contestava l’uso della denominazione “Macedonia”, considerandola legata a una regione e a una tradizione storica che la Grecia ritiene parte della propria identità nazionale. Dopo l’ingresso all’Onu nel 1993, Skopje venne indicata provvisoriamente come “Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia”.
La firma dell’accordo di Prespa, nel giugno 2018, ha chiuso quella controversia con l’adozione del nome ufficiale “Repubblica di Macedonia del Nord”. Il compromesso ha rimosso il veto greco e riattivato il percorso euro-atlantico: nel marzo 2020 il Paese è entrato nella Nato e l’Unione ha deciso di aprire i negoziati di adesione. La questione resta però sensibile nella politica e nell’opinione pubblica macedone.
Superato il confronto con Atene, Skopje si è trovata davanti alla resistenza di Sofia. La Bulgaria ha chiesto il riconoscimento costituzionale dei cittadini di origine bulgara presenti nel Paese, trasformando la tutela delle minoranze nel nuovo passaggio indispensabile per procedere con Bruxelles.
Gli aiuti arrivano, l’ingresso no
L’Unione ha cercato di sostenere la trasformazione del Paese anche sul piano economico. Nel 2023 la Commissione ha varato il Piano di crescita per i Balcani occidentali, dotato complessivamente di 6 miliardi di euro. Alla Macedonia del Nord sono stati assegnati nel 2024 750,4 milioni tra finanziamenti a fondo perduto e prestiti agevolati; a maggio 2026 risultavano già erogati 142,1 milioni in relazione ai progressi realizzati.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Altri interventi rientrano nel programma Global Gateway e riguardano infrastrutture strategiche: la linea ferroviaria tra Kumanovo e il confine bulgaro, il parco eolico di Bogdanci e l’impianto di depurazione di Skopje lungo il fiume Vardar. Il sostegno finanziario, però, non ha compensato il blocco politico-istituzionale.
Nel rapporto più recente, la Commissione ha inoltre valutato positivamente l’allineamento della politica estera macedone a quella europea, comprese le sanzioni contro la Russia. Tra gli aspetti considerati favorevolmente figurano anche le misure contro il riciclaggio e l’ingresso nello spazio SEPA, l’area unica dei pagamenti in euro. Restano invece da realizzare le modifiche costituzionali necessarie per far partire il primo capitolo dei negoziati.
Un Paese al centro dei Balcani
La Macedonia del Nord occupa una posizione centrale nella penisola balcanica, tra Serbia, Kosovo, Bulgaria, Albania e Grecia. Il territorio è in prevalenza montuoso e non ha accesso al mare; quasi 2 milioni di persone vivono nel Paese e oltre un terzo risiede a Skopje, attraversata dal fiume Vardar.
La sua storia riflette il carattere di frontiera dell’area: il territorio è passato sotto l’influenza di grandi imperi, dalla Macedonia antica a Roma, da Bisanzio all’Impero ottomano. Nel 1945 divenne una delle repubbliche della Jugoslavia di Tito e proclamò l’indipendenza nel 1991, evitando il conflitto armato che avrebbe segnato altri Stati della regione.
Nel 2001, però, le tensioni tra la maggioranza macedone e la comunità albanese sfociarono in uno scontro interno. La crisi terminò con l’Accordo di Ohrid, firmato nell’agosto dello stesso anno grazie alla mediazione internazionale: l’intesa ampliò la rappresentanza degli albanesi nelle istituzioni e riconobbe il diritto all’utilizzo della loro lingua.
Oggi il Paese prova a valorizzare anche il proprio patrimonio naturale e culturale. Il lago di Ohrid, tra i più antichi d’Europa, è uno dei due siti UNESCO presenti in Macedonia del Nord, insieme alle antiche faggete dei Carpazi. Ma, sul piano politico, il futuro europeo resta legato a una riforma interna che Skopje non è ancora riuscita a portare a termine.
Continua a leggere
Crosetto avverte Washington: “Così la guerra in Ucraina può durare di più
Il ministro della Difesa giudica controproducente la stretta statunitense sui dati satellitari messi a disposizione di Kiev per fronteggiare la Russia.
Donetsk, la spinta ucraina mette in bilico il piano russo
Kiev rivendica 277 chilometri quadrati riconquistati e sostiene di aver arrestato l’avanzata a nord della città fortificata, costringendo Mosca a spostare la pressione verso sud.
Giovani, 260 milioni per partire: già nate 3.200 nuove attività
Sono circa 3.500 i giovani under 35 coinvolti nel primo anno del Piano Integrato Autoimpiego, che ha già portato all’approvazione di più di 3.200 progetti.
Tesla Roadster, il salto che sfida la fantascienza: volo e acrobazia
Dopo anni di rinvii, Elon Musk ha mostrato una Roadster capace di decollare, compiere una piroetta e atterrare grazie a dieci micro-razzi sviluppati con SpaceX.