Londra guarda all’Ue: il nodo dei diritti e delle regole comuni
David McAllister invita il Regno Unito a chiarire i suoi obiettivi, mentre Bruxelles indica sicurezza, commercio ed energia come priorità del vertice di novembre.
Il Parlamento europeo chiede di essere coinvolto fin dalle prime fasi di qualsiasi futuro negoziato tra Londra e Bruxelles. Per gli accordi commerciali e di associazione, infatti, l’approvazione dell’Eurocamera è prevista dai Trattati: un ruolo anticipato dei deputati, secondo David McAllister, aiuterebbe a creare consenso e a tutelare gli interessi dei cittadini.
Bruxelles fissa i limiti del riavvicinamento
Ogni nuovo accordo dovrebbe mettere sullo stesso piano vantaggi e responsabilità, senza compromettere il funzionamento del mercato unico. La partecipazione a quest’ultimo implicherebbe l’adesione alle regole condivise e alle quattro libertà di circolazione: merci, servizi, capitali e persone.
Anche l’ipotesi di ricostruire un’unione doganale presenterebbe conseguenze rilevanti. Sarebbe necessario definire una politica sui dazi esterni comuni e chiarire come questa scelta inciderebbe sull’autonomia commerciale del Regno Unito. McAllister sottolinea inoltre che l’Unione ha già manifestato disponibilità a collaborare quando esistano benefici per entrambe le parti, compresi i dossier più delicati lasciati in sospeso dopo la Brexit.
La sicurezza sarà il banco di prova
Il presidente della Commissione Affari esteri del Parlamento europeo considera positiva l’ipotesi di un rapporto più stretto, perché Londra resta un interlocutore importante per l’economia e la sicurezza. Tuttavia, spetta al governo britannico precisare che cosa intenda proporre; l’Unione valuterà iniziative concrete soltanto quando verranno formalizzate.
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Tra i temi da mettere in cima all’agenda del vertice di novembre figurano il sostegno all’Ucraina e il contrasto alle minacce comuni. McAllister ritiene che «sicurezza e difesa dovrebbero avere un posto di primo piano», indicando questi ambiti come possibile punto di partenza per un’intesa più ampia.
Prima gli accordi già raggiunti
Al momento Londra non ha chiesto di rientrare nell’Unione. Qualora in futuro arrivasse una domanda, il percorso sarebbe quello ordinario previsto dall’Articolo 49 del Trattato Ue, con gli stessi requisiti applicati agli altri Paesi candidati. «La nostra porta resta aperta», ha spiegato McAllister, ma la priorità immediata dovrebbe essere un’altra.
Secondo l’eurodeputato tedesco della Cdu (Ppe), che possiede anche la cittadinanza britannica e partecipa alla delegazione parlamentare incaricata dei rapporti con Londra, occorre dare attuazione agli impegni già sottoscritti e sviluppare l’Accordo di commercio e cooperazione del 2020. Il vertice Ue-Regno Unito di novembre, nel quale Andy Burnham dovrebbe presentare le opzioni per l’avvicinamento, potrebbe concentrarsi anche sulla riduzione degli ostacoli agli scambi, sull’energia e sulle opportunità per i giovani: settori con effetti diretti su aziende e cittadini.
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