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Attualità 2 min di lettura22 min fa

Lo squalo, i pugni, il panico: Mick Fanning rivive l’attacco in tv

A dieci anni dall’aggressione durante una gara in Sudafrica, il tre volte campione del mondo racconta la paura, la reazione disperata e il crollo emotivo dopo il salvataggio.

La consapevolezza del rischio arrivò soltanto dopo, davanti alle immagini registrate negli uffici dell’organizzazione. Rivedere quel corpo lungo più di tre metri e mezzo trasformò l’accaduto in qualcosa di molto più concreto: «Non mi sentii più invincibile. Mi sentii soltanto molto, molto fortunato», ricorda Mick Fanning nella sua autobiografia All Heart.

A colpirlo furono anche il pensiero della madre, che stava seguendo la gara in televisione, e l’abbraccio della moglie Bec. Fanning scoppiò a piangere, mentre sulla spiaggia gli altri surfisti erano ancora paralizzati e in lacrime per lo spavento.

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Dopo la paura arrivò il sollievo

Subito dopo l’attacco, invece, a prevalere fu una reazione quasi euforica. Fanning e Julian Wilson, il connazionale che aveva cercato di raggiungerlo, furono portati al sicuro dalla barca dei soccorsi e risero senza riuscire a fermarsi, travolti dall’adrenalina e dalla sensazione di aver evitato la morte.

Fanning aveva però tentato di tenere Wilson lontano dalla zona di pericolo, rivolgendogli anche insulti perché non si avvicinasse. L’effetto della scarica emotiva durò poco: una volta a terra, il surfista comprese quanto fosse stato grave ciò che era appena successo.


La tavola non bastò a proteggerlo

Nel racconto affidato al libro, Fanning spiega che tutto iniziò mentre aspettava il momento utile per partire. Un rumore improvviso alle sue spalle e una grande forma scura nell’acqua gli fecero intuire che qualcosa non andava; poco dopo, un movimento violento lo rovesciò dalla tavola e la sagoma della pinna rese evidente la minaccia.

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La coda dell’animale lo colpì al volto e lo trascinò sott’acqua con una forza tale da fargli temere per la gamba. Quando tornò in superficie, lo squalo si diresse verso di lui. Fanning reagì senza poter ragionare: «Cominciai a colpire alla cieca con pugni e calci». L’animale lo scaraventò via, ma poi cambiò direzione e si allontanò verso l’orizzonte.


La finale interrotta dall’attacco

Le telecamere ripresero una parte della scena: il surfista aggrappato alla tavola, un’onda che copriva la visuale e, subito dopo, il cambio d’inquadratura della regia. L’episodio avvenne il 19 luglio 2015 nelle acque di Jeffreys Bay, in Sudafrica.

Fanning, australiano e tre volte campione del mondo, stava disputando la finale del J-Bay Open. A distanza di anni ha ricostruito quei secondi descrivendo prima il rumore alle sue spalle, poi il ribaltamento e infine la fuga dell’animale, un grande squalo bianco che avrebbe potuto trasformare la gara in una tragedia.

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