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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Lisbona, la scelta di Andrea: più serenità per la famiglia e meno tasse

Dopo la nascita della figlia, Andrea Villa ha lasciato Milano e il lavoro dipendente per trasferirsi in Portogallo, dove ha trovato una vita familiare più tranquilla e costi fiscali inferiori.

Andrea Villa non pensa di riportare la propria famiglia in Italia. Il legame con il Paese resta forte, ma l’idea di tornarci per crescere sua figlia non appartiene più ai suoi progetti. Lo ammette con dolore, anche perché il ricordo dell’Italia si intreccia con quello dei luoghi cambiati e degli spazi verdi sostituiti dal cemento.

«Con la morte nel cuore», racconta, spiegando che il rapporto con l’Italia continua a vivere nei familiari e nella memoria. Non contesta la necessità che un Paese si trasformi, ma rimpiange l’assenza di maggiore attenzione verso il territorio e verso il modo in cui le città vengono costruite.

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Il Portogallo non è un paradiso

Anche Lisbona, precisa Andrea, presenta problemi significativi. I salari portoghesi sono contenuti, le difficoltà economiche riguardano molte famiglie e, secondo la sua lettura, una parte dei benefici finisce soprattutto a vantaggio degli stranieri che arrivano con redditi più alti.

Per lui, tuttavia, il benessere non coincide con la sola disponibilità economica. Nella valutazione di una società entrano anche la fiducia tra le persone, la sicurezza, la qualità degli spazi condivisi e i servizi garantiti in cambio delle imposte. È su questo terreno che il confronto con l’Italia gli appare più netto.


Una famiglia con priorità diverse

La svolta è maturata dopo la nascita della figlia, avvenuta a Milano nel 2020. Fino a quel momento Andrea, 43 anni, aveva un impiego stabile in una società italiana del settore alimentare: dal 2018 seguiva l’area dell’ospitalità, con autonomia e un ambiente professionale che giudicava positivo.

La paternità ha però modificato il suo modo di guardare alla città. Milano ha iniziato a sembrargli poco adatta alla crescita di una bambina e alla costruzione di una vita familiare equilibrata. «Ti rendi conto che non è proprio una città disegnata per far crescere una famiglia in maniera sana», racconta.


Da Milano a Lisbona in pochi mesi

Nel luglio 2022 la moglie gli ha indicato Lisbona come possibile destinazione, rispondendo quasi d’istinto alla proposta di cambiare vita. La coppia conosceva già la città e ne aveva apprezzato il ritmo meno frenetico, le relazioni personali più immediate e una quotidianità percepita come più semplice.

A gennaio 2023 il trasferimento era già completato. Andrea ha lasciato il posto da dipendente per tornare alla consulenza e lavorare in proprio. La decisione, assicura, non è nata da un progetto fiscale: l’obiettivo iniziale era vivere con maggiore serenità e offrire alla figlia un contesto ritenuto più naturale.

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Il fisco è diventato un vantaggio

Il risparmio sulle imposte è emerso in un secondo momento. Nell’ultimo anno trascorso in Italia come lavoratore autonomo, Andrea aveva versato oltre il 50% del proprio reddito in tasse; oggi, in Portogallo, sostiene un carico pari a circa un terzo.

La differenza ha avuto effetti concreti. Dopo aver affrontato le spese del trasloco e l’anticipo per l’abitazione, era rimasto quasi senza liquidità. In tre anni è riuscito invece a risparmiare, a viaggiare e persino a considerare l’acquisto di una casa, possibilità che in passato gli sarebbe sembrata irrealistica.


Una città pensata per vivere fuori

La quotidianità familiare è il principale motivo per cui Andrea considera riuscita la scelta. La figlia, oggi di 6 anni, frequenta una scuola semi-privata, parla tre lingue e cresce in un ambiente internazionale. Le amicizie della bambina hanno origini diverse e, secondo il padre, questo contesto le consente di confrontarsi con la pluralità senza associare automaticamente la diversità alla paura.

Anche l’uso degli spazi pubblici contribuisce alla sua percezione. A pochi minuti da casa c’è un’area verde dove, ogni venerdì sera, la famiglia e gli amici organizzano picnic mentre i bambini giocano. Andrea racconta di una maggiore autonomia concessa ai più piccoli, di persone pronte ad aiutarsi e di parchi frequentati dalle famiglie anche dopo il tramonto.

Lisbona gli appare inoltre strettamente legata all’ambiente naturale, tra colline, parchi, il Tago e l’oceano. Correre o trascorrere tempo all’aperto gli risulta più facile che a Milano, e questa disponibilità di spazio ha finito per incidere anche sull’equilibrio tra attività professionale, cura di sé e vita domestica.

Il distacco dall’Italia non equivale a un rifiuto completo. Andrea torna spesso per motivi di lavoro, ma proprio quei viaggi rafforzano la sensazione di essersi stabilito nel luogo più adatto alla propria famiglia. Nei rapporti professionali italiani dice di aver incontrato con frequenza clienti insolventi, atteggiamenti opportunistici e una diffidenza che oggi sente lontana da sé.

La sua conclusione riguarda soprattutto il futuro della figlia: a Lisbona ha trovato non soltanto un sistema tributario più conveniente, ma anche tempo, spazio e tranquillità per immaginare gli anni che verranno.

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