Libia, la carta di Roma per ricucire l’asse tra Europa e Stati Uniti
L’Atlantic Council apre un programma nella Capitale per coordinare le strategie occidentali su Nord Africa e Medio Oriente, con la stabilizzazione libica al centro.
La Libia può diventare il banco di prova per una nuova collaborazione tra Italia, Stati Uniti ed Europa. È questa la scommessa dell’Atlantic Council, che ha scelto Roma per avviare un programma dedicato al Nord Africa e al Medio Oriente, in una fase segnata dalla crescente concorrenza degli attori regionali e dalla difficoltà delle potenze occidentali di muoversi con una linea condivisa.
Karim Mezran, direttore della North Africa Initiative e ricercatore residente dell’Atlantic Council, attribuisce all’Italia una posizione particolare: Roma mantiene rapporti con Algeria, Egitto, Turchia e Libia e potrebbe usarli per favorire un’intesa più ampia. Il progetto punta quindi a trasformare la Capitale in un punto di collegamento tra Washington, le istituzioni europee e la sponda meridionale del Mediterraneo.
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La Libia come banco di prova
Secondo Mezran, il mancato coordinamento occidentale ha prodotto un vero cortocircuito proprio in Libia. Dopo l’intervento contro Muammar Gheddafi, i Paesi europei non sono riusciti a costruire un percorso comune per la stabilizzazione del Paese, mentre gli Stati Uniti non hanno fornito il contributo necessario.
«Se non possiamo unirci, almeno coordiniamoci», ha detto Mezran, sottolineando che oggi gli Stati europei finiscono spesso per perseguire interessi divergenti. A suo giudizio, l’Italia potrebbe assumere un’iniziativa diplomatica coinvolgendo Algeria, Turchia ed Egitto, Paesi che hanno interessi diretti nel futuro dell’area.
Roma dispone infatti di relazioni consolidate con Abdelmadjid Tebboune, Abdel Fattah al-Sisi e Recep Tayyip Erdoğan. Una proposta italiana sulla Libia, sostiene l’esperto, potrebbe trovare ascolto ad Algeri e non incontrerebbe necessariamente l’opposizione di Ankara. Anche il Cairo dovrebbe essere incluso in un eventuale tavolo negoziale, perché il protrarsi dell’instabilità ha costi elevati per tutti gli attori coinvolti.
L’Algeria, in particolare, non può essere esclusa dagli equilibri regionali. Le tensioni con il Marocco, aggravate dalla questione del Sahara occidentale e dai riconoscimenti della sovranità marocchina arrivati da diversi Paesi, rendono ancora più importante il rapporto che l’Italia è riuscita a conservare con Algeri.
Il ruolo crescente della Turchia
Nel quadro regionale, la Turchia rappresenta uno degli interlocutori più abili. Erdoğan ha ampliato la presenza del suo Paese in contesti diversi, dalla Libia alla Siria, mantenendo al tempo stesso canali di comunicazione con Russia e Ucraina.
Mezran osserva che Ankara è entrata nel conflitto libico sostenendo una delle parti, ma successivamente ha aperto un dialogo anche con Khalifa Haftar. Questa capacità di interagire con soggetti contrapposti ha permesso alla Turchia di aumentare il proprio peso e di creare nuovi margini di manovra.
«È un Paese con cui dobbiamo confrontarci», ha affermato il direttore della North Africa Initiative, indicando nella crescita dell’influenza turca una delle dinamiche destinate a incidere sul futuro del Mediterraneo. Il suo raggio d’azione, ha aggiunto, riguarda anche i rapporti con l’Egitto e gli sviluppi nel Corno d’Africa.
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Roma cerca una strategia comune
Il nuovo programma dell’Atlantic Council nasce dalla convinzione che Nord Africa, Sahel, Corno d’Africa e Mar Rosso non possano più essere analizzati come aree indipendenti. Rivalità tra Algeria e Marocco, terrorismo jihadista, migrazioni, guerra in Sudan, interessi egiziani sul Nilo e sicurezza delle rotte marittime fanno parte di uno stesso sistema strategico.
Le istituzioni occidentali, però, continuano spesso a suddividere questi dossier secondo confini geografici ormai insufficienti. L’obiettivo dell’iniziativa romana è proprio favorire una lettura integrata e proporre idee ai governi, anche quando ciò significa contestare decisioni già assunte.
«Non possiamo limitarci a dire che va tutto bene», ha spiegato Mezran. Il compito del programma sarà lavorare con chi prende le decisioni e mostrare che esistono percorsi alternativi per affrontare le crisi regionali.
Il primo appuntamento il 19 ottobre
L’avvio pubblico è previsto lunedì 19 ottobre, alle 17, al Centro Studi Americani di via Michelangelo Caetani 32. Il tema dell’incontro sarà il rapporto tra sicurezza del Nord Africa, Mar Rosso, Atlantico e cooperazione transatlantica.
Ad aprire i lavori saranno Jörn Fleck, direttore responsabile dell’Europe Center dell’Atlantic Council, Roberto Sgalla, direttore del Centro Studi Americani, e Will Wechsler, responsabile dei programmi mediorientali dell’organizzazione. È previsto anche l’intervento di Maurizio Greganti, vice direttore generale per gli Affari politici e la sicurezza internazionale della Farnesina.
La discussione sarà guidata da Mezran e coinvolgerà Hannah Armstrong, Can Kasapoğlu e Caterina Roggero, esperti di sicurezza e politica regionale. Le conclusioni saranno affidate a Giampiero Massolo, componente del consiglio di amministrazione del Centro Studi Americani.
Fondato a Washington nel 1961, l’Atlantic Council si occupa di relazioni internazionali, sicurezza e cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico. Mezran, che tra il 2002 e il 2012 ha diretto il Centro Studi Americani di Roma, guiderà il lavoro sulla sponda meridionale del Mediterraneo attraverso la North Africa Initiative.
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