Leone XIV vota dall’Italia per le elezioni Usa
Il pontefice, cittadino dell’Illinois, ha spedito la scheda a Chicago per il voto del 3 novembre.
Papa Leone XIV ha votato per corrispondenza alle elezioni di medio termine statunitensi del 3 novembre.
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Il precedente dei pontefici
La scelta rappresenta una novità rispetto ai predecessori del pontefice. Nel settembre 2005, alla vigilia delle elezioni tedesche, il Vaticano fece sapere che Benedetto XVI, pur mantenendo la cittadinanza della Germania, non avrebbe partecipato al voto. Il portavoce Joaquín Navarro-Valls spiegò allora: «I papi non votano».
Lo stesso portavoce ricordò che anche Giovanni Paolo II non aveva preso parte alle consultazioni polacche durante il suo pontificato, iniziato il 16 ottobre 1978 e terminato il 2 aprile 2005. Per Francesco, cittadino argentino dopo l’elezione del 13 marzo 2013, non sono invece emerse conferme di voti espressi dall’Italia nelle elezioni del suo Paese.
La posta al centro dello scontro
Leone XIV ha potuto inviare la scheda dagli Stati Uniti anche perché le restrizioni volute dall’amministrazione Trump non sono entrate in vigore per le elezioni del 2026. Il presidente aveva manifestato nell’agosto 2025 l’intenzione di ridurre drasticamente il ricorso al voto postale.
Il 31 marzo 2026 Trump aveva firmato l’ordine esecutivo 14399, introducendo nuovi limiti a livello nazionale. Il 14 settembre, però, la Corte Suprema ha respinto con sette voti contro due la richiesta del governo di sospendere il provvedimento di un tribunale federale: secondo i giudici, era improbabile che l’amministrazione riuscisse a prevalere nel ricorso contro l’ingiunzione.
La scheda spedita a Chicago
Francis Prevost risulta ancora registrato come elettore in Illinois. La richiesta per il voto per corrispondenza è stata presentata il 3 ottobre, prima che salisse al soglio pontificio, e la scheda è stata poi spedita a Chicago dalla sua residenza romana.
La Sala Stampa della Santa Sede ha precisato che Prevost ha votato ogni volta che ne ha avuto la possibilità, anche durante gli anni trascorsi in Perù. Il Vaticano ha inoltre ribadito che il Papa considera la partecipazione alle procedure democratiche un diritto e una responsabilità dei cittadini.
I registri elettorali indicano che Prevost partecipò alle primarie repubblicane del 2012, 2014 e 2016 e alle elezioni generali del 2012, 2014, 2018 e 2024. In precedenza aveva votato anche alle primarie democratiche del 2008 e del 2010, mentre non risulta presente alle primarie dell’Illinois di marzo.
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Le tensioni con Donald Trump
I rapporti tra Leone XIV e Donald Trump sono peggiorati dall’ottobre 2025, quando il Papa definì disumana la stretta della Casa Bianca sui migranti. La contrapposizione si è aggravata nell’aprile 2026, durante il conflitto israelo-americano in Iran.
Il 5 aprile il pontefice criticò l’idea di una presunta onnipotenza della guerra. Due giorni dopo giudicò «veramente inaccettabile» la minaccia di Trump di distruggere la civiltà persiana. Il presidente reagì su Truth, accusando il Papa di essere «DEBOLE sul crimine e terribile in politica estera» e sostenendo che appoggiasse il programma nucleare iraniano. La Casa Bianca definì poi le osservazioni vaticane lontane dalla realtà.
Il 13 aprile, durante la partenza per l’Algeria, Leone XIV rispose: «Non ho paura dell’amministrazione Trump», aggiungendo che avrebbe continuato a «parlare ad alta voce contro la guerra». Il 5 maggio, da Castel Gandolfo, ribadì la contrarietà della Chiesa all’atomo e chiese che le critiche nei suoi confronti fossero formulate con verità.
Nel confronto è intervenuto anche il vicepresidente J.D. Vance, convertito al cattolicesimo, che il 10 aprile aveva contestato al Papa l’interpretazione del pensiero di Sant’Agostino. La frattura ha inciso sul voto cattolico americano, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha cercato una mediazione durante la visita a Roma del 7 maggio.
L’invito ai cittadini cattolici
Chieko Noguchi, portavoce e direttrice esecutiva per gli affari pubblici della Conferenza episcopale Usa, ha letto la partecipazione del pontefice come un esempio rivolto agli elettori. Secondo Noguchi, cattolici e cittadini statunitensi possono prendere parte alla vita politica e pubblica del Paese.
In vista delle elezioni, la Conferenza dei Vescovi ha invitato i fedeli a votare mettendo la propria fede prima delle appartenenze politiche. Il voto di Leone XIV è stato quindi presentato dal mondo cattolico statunitense come una forma concreta di partecipazione civica.
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