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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Papa Leone, telefonata a Putin per la tregua a Oleshky

La Santa Sede sostiene i contatti tra Washington, Mosca e Kyiv e insiste sulla fine delle ostilità

Papa Leone ha chiesto a Vladimir Putin una tregua a Oleshky per consentire l’evacuazione dei civili e l’arrivo degli aiuti umanitari.

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Il precedente ricordato in Vaticano

Alcuni storici hanno richiamato gli effetti della sconfitta russa contro il Giappone, all’inizio del Novecento: quella crisi contribuì alla caduta del regime zarista. Il paragone viene evocato mentre Mosca valuta se accettare un percorso negoziale.

Putin, secondo la linea maturata in Vaticano, rischia di compromettere l’occasione se manterrà richieste troppo elevate. La guerra non ha raggiunto gli obiettivi auspicati dal Cremlino e, nel confronto con le forze ucraine, i servizi di informazione e l’apparato industriale di Kyiv, la Russia avrebbe perso terreno.


L’appello a guardare oltre

La diplomazia vaticana considera possibile una trattativa per chiudere il conflitto russo-ucraino. L’obiettivo, però, non è fermarsi alla sospensione dei combattimenti: Gallagher ha invitato a “pianificare le relazioni future per non rimanere prigionieri dei torti del passato”.

Il Vaticano sostiene la necessità di una futura struttura di sicurezza europea che possa includere nuovamente la Russia. Il capo della diplomazia della Santa Sede ha avvertito che “la storia cambia di giorno in giorno”, segnalando la ristrettezza dei tempi per un’intesa.


La posizione della Santa Sede

Dopo quasi cinque anni di guerra, la scelta indicata dal Vaticano è tra un accordo e un conflitto destinato a protrarsi per altri due anni. Secondo questa lettura, l’Unione europea si sarebbe finora accodata a una dinamica di prosecuzione delle ostilità.

Il cardinale Paul Gallagher, ministro degli Esteri vaticano, aveva già espresso a Mosca, dopo la missione compiuta ad agosto e il viaggio a Kyiv di luglio, una posizione netta: “Per essere chiari: questa guerra deve finire”.

Papa Leone condivide questa impostazione. Da cardinale aveva definito l’attacco russo all’Ucraina come il risultato di una spinta imperialista, ma allo stesso tempo aveva chiesto di interrompere l’escalation militare e di “ricostruire la pace”.

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I contatti tra le potenze

Durante un incontro con la stampa estera a Roma, Gallagher ha parlato di intensi tentativi diplomatici per porre termine alla guerra. Ha accolto positivamente i contatti tra Washington, Mosca e Kyiv, in attesa di un possibile vertice tra Donald Trump, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky.

Sul tavolo potrebbero arrivare anche colloqui tecnici dedicati alle garanzie di sicurezza tra Ucraina e Russia. La Santa Sede appoggia questo percorso senza reclamare un ruolo formale di mediatrice, perché nessuna delle parti le ha chiesto di assumere quell’incarico.

L’azione vaticana resta quindi concentrata sul sostegno agli sforzi già avviati e sull’attività umanitaria promossa dal cardinale Matteo Zuppi. La telefonata dall’ospedale Gemelli a Putin per Oleshky si colloca dentro questa linea.


Le difficoltà dell’Unione europea

Bruxelles vorrebbe partecipare a un eventuale negoziato, ma finora ha puntato soprattutto sulle sanzioni contro Mosca. Per oltre due anni ha inoltre sostenuto un piano ucraino composto da richieste rivolte alla Russia, senza riuscire a trasformarlo in una proposta condivisa per il futuro.

Quel progetto è ormai accantonato e gli Stati membri non hanno trovato un’intesa alternativa. Anche l’ipotesi avanzata da Francia, Germania e Gran Bretagna di inviare militari in Ucraina come garanzia per una futura pace si è rivelata impraticabile.

In Vaticano viene ricordato anche il piano elaborato nell’estate 2022 dall’Accademia pontificia delle scienze sociali. Prevedeva l’esclusione dell’ingresso ucraino nella Nato, un’autonomia amministrativa, culturale ed economica per il Donbass, che sarebbe rimasto parte dell’Ucraina, il congelamento della condizione della Crimea e un fondo internazionale per la ricostruzione con la partecipazione russa.

Secondo la Santa Sede, quella proposta avrebbe potuto evitare l’aggravarsi della situazione, ma all’epoca ricevette scarsa considerazione da parte delle istituzioni europee e dell’Alleanza atlantica.

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