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Attualità 3 min di lettura28 set

Leone XIV, l’Europa davanti a una scelta: pace, radici e accoglienza

Da Metz il Papa richiama il ruolo del cristianesimo, difende il dialogo tra popoli e mette in guardia dalla corsa al riarmo.

Il rapporto tra fede e istituzioni, secondo Leone XIV, non si esaurisce nella neutralità religiosa degli Stati. La laicità, ha spiegato, richiede anche collaborazione, rispetto dell’autonomia delle Chiese e tutela della loro libertà di organizzarsi, parlare e celebrare il culto.


L’Europa non recida le sue radici

Nel suo intervento il Papa ha invitato il continente a riconoscere il peso storico del cristianesimo nella formazione della sua identità. Ha richiamato Robert Schuman e Alcide De Gasperi, ma anche san Benedetto, indicato da Paolo VI nel 1964 come patrono d’Europa e descritto come “messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà”.

Per Leone XIV, il riferimento alla tradizione cristiana aiuta a comprendere il valore dell’apertura alla trascendenza, considerata una componente essenziale della persona e una sorgente di civiltà. La memoria delle radici, ha aggiunto, non deve però chiudere il continente: può diventare la base per un confronto più consapevole con l’altro.


Accoglienza e integrazione dei migranti

Un altro passaggio del discorso ha riguardato gli uomini e le donne che arrivano in Europa dopo essere fuggiti da guerre, persecuzioni, povertà e miseria. Il Papa ha descritto questo fenomeno come una fase storica inedita, nella quale popoli e culture sono chiamati a incontrarsi.

Accogliere, nella prospettiva indicata da Leone XIV, significa inserire davvero la persona nella comunità ospitante, permettendole di valorizzare capacità, sensibilità e talenti. Allo stesso tempo, chi arriva dovrebbe conoscere e rispettare lo “spirito della casa” che lo riceve. Da questo dialogo, fondato sui valori condivisi dell’Europa, può nascere una società più capace di lavorare per la riconciliazione e la pace.


Il monito contro la logica del riarmo

Nel cuore del suo appello europeo, Leone XIV ha ripreso una formula legata a Benedetto XV e alla Prima guerra mondiale. La ricerca della pace, ha chiarito, non va scambiata per un atteggiamento ingenuo o passivo: richiede iniziativa, responsabilità e capacità di costruire soluzioni nuove.

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Il Papa ha quindi messo in guardia dall’idea che il riarmo possa rappresentare una risposta sufficiente alle crisi. La domanda, ha osservato, è se gli Stati stiano davvero producendo “sforzi creativi” per fermare i conflitti oppure se si limitino a contenere i danni delle guerre in corso e a prepararsi ad altre possibili contese. La guerra è tornata anche in Europa e continua a colpire pesantemente la popolazione civile, in quella che Leone XIV ha definito una nuova “inutile strage”.


Diritto internazionale contro il dominio

Nel passaggio dedicato ai rapporti tra gli Stati, il Pontefice ha indicato nel diritto internazionale e nel multilateralismo strumenti per affermare una reale parità tra i Paesi. A suo giudizio, questi principi possono contrastare la volontà di predominio da cui spesso nascono i conflitti.

Leone XIV ha inoltre denunciato un deterioramento delle relazioni umane e politiche: la parola data viene svalutata e menzogna e inganno rischiano di diventare motivo di vanto. L’Europa, ha sostenuto, può interrompere questa deriva facendo leva sul rispetto dell’altro e sulle esperienze di convivenza maturate nella propria storia.

Il discorso è stato pronunciato a Metz, città legata alla memoria di Robert Schuman, considerato tra i fondatori del progetto europeo. L’intervento ha chiuso il viaggio di Leone XIV in Francia.

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