L'ematologa Enrica Lerma, il ritorno precario dagli Usa
Dopo Yale e La Jolla, oggi lavora a Villa Scassi ma teme una nuova sede per la riorganizzazione ligure.
Enrica Lerma, ematologa ligure, ha ottenuto un posto stabile solo tre anni fa dopo sei anni di ricerca negli Stati Uniti.
Oggi lavora a Villa Scassi, ma la riorganizzazione della sanità ligure potrebbe comportare un nuovo trasferimento. «La stabilità, ancora una volta, non è del tutto definitiva», ha spiegato parlando della sua situazione professionale.
Le manca soprattutto l’organizzazione delle giornate trascorse a Yale, con il lavoro al mattino e i seminari nel pomeriggio. Conserva anche il ricordo dei concerti, del teatro, del cinema, degli spazi verdi, della neve e dei colori autunnali. «Ho molta nostalgia del periodo trascorso a New Haven», ha raccontato.
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Ricerca e sistema sanitario
Lerma non considera però gli Stati Uniti superiori in ogni campo. Durante le riunioni cliniche americane, per esempio, alla scelta della terapia seguiva la verifica della copertura assicurativa del paziente. Per questo continua a considerare il Servizio sanitario nazionale italiano un patrimonio da tutelare.
Il divario, secondo la sua esperienza, riguarda soprattutto la ricerca. Le strutture italiane possono raggiungere livelli elevati, ma negli Stati Uniti sono disponibili più risorse pubbliche e private. «In questo ambito, sicuramente sono molto più avanti in America», ha detto.
Yale tra seminari e finanziamenti
A New Haven l’ambiente universitario univa attività clinica e laboratorio. I casi più complessi venivano esaminati da specialisti diversi, con la possibilità di analizzare anche i campioni istologici e di discutere ogni aspetto della malattia.
La ricercatrice poteva inoltre sottoporre i propri progetti a valutazione e ottenere sostegni economici sulla base del merito scientifico. Alcuni finanziamenti sono stati approvati, compreso un programma quadriennale da 140 mila dollari all’anno assegnato da un’associazione impegnata nello studio di leucemie e linfomi.
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In quella fase è nato anche il lavoro sui farmaci contro la leucemia mieloide cronica e alcuni tumori solidi, sviluppato insieme a Yale e sfociato in un brevetto. All’inizio, ha ricordato Lerma, si trattava di studi ancora preliminari; in seguito quelle ricerche sono state estese e i medicinali sono entrati nell’impiego per diverse malattie ematologiche e oncologiche.
Dal Connecticut alla California
Il trasferimento dalla costa orientale a La Jolla, in California, era previsto per l’11 settembre 2001. Lerma si trovava sulla navetta diretta al lavoro quando dalla radio ha appreso dell’attacco alle Torri Gemelle. La partenza è stata rinviata di un mese e nella nuova sede la ricercatrice ha trascorso altri tre anni.
Il rientro in Italia è stato motivato da ragioni familiari. Dopo l’esperienza americana ha lavorato al Centro di Biotecnologie Avanzate, ma dopo un anno è tornata all’attività clinica: disponeva degli strumenti per continuare gli studi sul genoma nelle malattie del sangue, mentre non aveva risorse sufficienti per finanziarli.
Una carriera tra incarichi e imbarchi
Da quel momento si sono susseguiti borse di studio, contratti a termine e incarichi diversi. Lerma ha lavorato a Pordenone, è tornata nel centro trapianti di midollo osseo, ha prestato servizio all’Inps anche nelle commissioni per l’accertamento dell’invalidità, ha svolto il lavoro di medico fiscale e, durante la pandemia, quello di medico vaccinatore.
Tra il 2008 e il 2021 ha inoltre operato come medico di bordo per brevi periodi. «Era una situazione di precariato che mi creava disagio, però non per il tipo di lavoro che ho fatto», ha precisato. A pesare era l’incertezza dei contratti e la perdita di parte dei rapporti professionali costruiti prima della partenza.
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