Lazio, il Consiglio regionale riduce il pagamento al San Raffaele
L’ente verserà 77 milioni dopo la sentenza del Consiglio di Stato, invece degli oltre 82 previsti dalla giunta Rocca
Il Lazio pagherà 77 milioni di euro al gruppo San Raffaele, ma non gli oltre 82 milioni inizialmente indicati dalla giunta di Francesco Rocca. Un emendamento approvato dal Consiglio regionale ha ridotto l’esborso di circa 4 milioni, riportandolo alla somma calcolata dal Consiglio di Stato.
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Il voto sugli interessi
La cifra stabilita dai giudici comprende 60 milioni di risarcimento e circa 17 milioni di interessi. L’amministrazione regionale aveva previsto un conteggio più ampio, aggiungendo altri interessi rispetto a quelli riconosciuti nella sentenza del luglio 2026.
Le opposizioni hanno contestato il metodo di calcolo e, dopo settimane di discussione, hanno ottenuto la modifica dell’atto. In una nota congiunta, i capigruppo hanno sostenuto di avere evitato la dispersione di 4 milioni di risorse pubbliche e hanno chiesto alla maggioranza di spiegare perché sia stato necessario un confronto così lungo per correggere il provvedimento.
Lo scontro sulle responsabilità
La vicenda ha riaperto il confronto politico sulle origini del debito. Rocca ha attribuito le responsabilità alle precedenti amministrazioni di centrosinistra, guidate da Nicola Zingaretti, con Alessio D’Amato assessore alla Sanità. Il presidente della Regione ha anche presentato un esposto alla Corte dei conti nei confronti di Zingaretti e D’Amato, contestando i ritardi nell’applicazione dell’accordo raggiunto con il gruppo nel 2011.
Il Pd e gli altri partiti di opposizione hanno invece accusato l’attuale giunta di non avere agito a sufficienza tra il 2023 e il 2026. Massimiliano Valeriani, consigliere regionale del Pd e presidente della Commissione Trasparenza, ha osservato che dopo il rifiuto della prima proposta non sarebbe stata formulata una nuova offerta. Ha inoltre chiesto perché la Regione non abbia valutato un ricorso in Cassazione o la revocazione delle decisioni del Consiglio di Stato.
Intervenuto in Aula il 3 novembre, Rocca ha difeso il riconoscimento del credito al gruppo San Raffaele e ha respinto l’idea che i suoi rapporti con il mondo editoriale riconducibile agli Angelucci potessero condizionare il pagamento. «Linearità, trasparenza e correttezza», ha detto, sono stati i criteri seguiti dalla sua amministrazione. Il governatore ha aggiunto che l’attività editoriale dei proprietari non può diventare una ragione per negare quanto dovuto a un operatore sanitario privato.
La controversia sulle autorizzazioni
L’origine della disputa risale al 2010, durante il piano di risanamento della sanità laziale, commissariata dal 2008. La riorganizzazione prevedeva il taglio di 450 posti letto nelle strutture private accreditate del San Raffaele. Nel 2011 la Regione, allora guidata da Renata Polverini, ha firmato con l’azienda un accordo quadro per riconvertire una parte dei posti soppressi in altre attività sanitarie.
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L’intesa si fondava anche sulla legge regionale numero 6 del 2011, che modificava le norme sull’accreditamento dei privati. Dopo l’impugnazione del governo davanti alla Corte costituzionale e le successive modifiche legislative, la Regione guidata da Zingaretti ha ritenuto non più valide alcune autorizzazioni previste dall’accordo e non le ha rilasciate.
Il gruppo San Raffaele si è rivolto al Tar chiedendo 21 milioni di euro. Nel 2019 il tribunale amministrativo ha respinto la richiesta, stabilendo che l’accordo non attribuiva un diritto automatico alle autorizzazioni e che il danno economico non era stato dimostrato in modo adeguato.
Nel 2023 il Consiglio di Stato ha modificato in parte quella decisione. I giudici hanno escluso l’automatismo per tutte le autorizzazioni, ma hanno riconosciuto l’obbligo della Regione di chiudere rapidamente i procedimenti legittimi e di risarcire i danni provocati dai ritardi. Una prima stima dell’amministrazione regionale, affidata al direttore della Direzione regionale Sanità Andrea Urbani, aveva quantificato il dovuto in circa 3 milioni. La proposta è stata rifiutata da Angelucci e il contenzioso è tornato davanti ai giudici, fino alla determinazione dei 60 milioni di risarcimento e dei relativi interessi.
I rapporti contestati a Rocca
Durante il dibattito, il capogruppo del Pd Mario Ciarla ha sollevato anche la questione dei precedenti incarichi del presidente. Rocca è stato presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione San Raffaele da maggio 2021 a dicembre 2022 e, dopo l’elezione, ha mantenuto la delega alla Sanità.
Ciarla ha parlato di un possibile conflitto tra il precedente rapporto professionale e le responsabilità istituzionali del governatore. Secondo il consigliere, la Regione avrebbe potuto negoziare condizioni diverse a tutela delle finanze pubbliche; ha inoltre chiesto chiarimenti sull’opportunità che la decisione fosse assunta da un’amministrazione guidata da un ex presidente della fondazione.
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