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Attualità 1 min di lettura23 set

Lavrov alza il tiro: negoziati sì, tregua no

Il ministro degli Esteri russo lega l’apertura al dialogo alla prosecuzione delle operazioni in Ucraina e accusa l’Europa di volere una pausa per riorganizzarsi.

La tregua immediata prima dei colloqui, secondo Serghei Lavrov, non servirebbe a fermare il conflitto ma a concedere tempo a Kiev e ai suoi alleati europei. Il ministro degli Esteri russo sostiene che dietro questa richiesta ci sarebbe l’intenzione di rimettere in sesto gli arsenali e di dare respiro a un fronte in difficoltà.


La linea del Cremlino sui colloqui

Lavrov, intervenendo durante una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dedicata all’Ucraina, ha ribadito che Mosca è disponibile al dialogo. L’obiettivo indicato dal capo della diplomazia russa è arrivare a una pace definita da lui "giusta e duratura".

Allo stesso tempo, però, ha chiarito che la disponibilità al negoziato non comporta una pausa delle ostilità. La Russia, ha spiegato, non fermerà l'operazione militare speciale mentre proseguiranno eventuali trattative, qualunque sia la loro formula.

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Le accuse all’Europa e a Kiev

Nel suo intervento Lavrov ha poi puntato il dito contro l’idea di un cessate il fuoco immediato. A suo avviso, questa sarebbe la strada preferita dall’Europa per ottenere una pausa utile a ricostituire le scorte militari.

Il ministro ha anche accusato il regime di Kiev di ricorrere da tempo a metodi apertamente terroristici, come ha detto a margine del suo ragionamento sulla guerra e sui possibili negoziati. Le sue parole sono state riportate dall’agenzia Ria Novosti.

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