Lapo Elkann, la fabbrica Fiat vicino a Gaza e il sogno di pace
Dall’idea di Gianni Agnelli per favorire il lavoro tra israeliani e palestinesi alla necessità di superare gli estremismi dopo il 7 ottobre
«Fino a quando non prevarrà la decisione di estirpare la rabbia, dentro entrambi i campi, non ci potrà essere riconciliazione». È questa, secondo Lapo Elkann, la condizione indispensabile per riaprire un percorso di convivenza tra israeliani e palestinesi. L’imprenditore considera gli estremismi contrapposti il principale ostacolo a qualsiasi soluzione e invita a cercare interlocutori disposti ad ascoltare l’altra parte.
Il 7 ottobre 2023, con l’attacco di Hamas e le conseguenze che ne sono seguite, assume per Elkann anche un valore intimo. «Sono nato il 7 ottobre, mi sono sposato il 7 ottobre, e per me dunque il 7 ottobre rappresenta gioia e dolore», ha spiegato parlando del significato personale di quella data.
La rabbia resta il vero ostacolo
Nella sua analisi, la violenza ha aggravato una frattura già profonda e ha indebolito ciò che rimaneva dello spirito degli Accordi di Oslo. Elkann sostiene però che il confronto non debba essere abbandonato: la ricerca di persone favorevoli alla coesistenza, da entrambe le comunità, dovrebbe accompagnare ogni tentativo diplomatico.
Lapo Elkann prende le distanze dagli estremisti presenti su entrambi i fronti e sottolinea che l’appartenenza religiosa non cambia il problema. A suo giudizio, né gli estremisti ebrei né quelli musulmani aiutano a costruire una soluzione; al contrario, alimentano una dinamica che rende più lontana la riconciliazione.
Il piano industriale di Agnelli
Molto prima dell’attuale fase di conflitto, Gianni Agnelli aveva immaginato un intervento economico nell’area compresa tra Israele e la Striscia di Gaza. L’ipotesi consisteva nella realizzazione di uno stabilimento Fiat capace di creare posti di lavoro e sostenere lo sviluppo, con l’obiettivo di rendere più concreta la collaborazione tra le due popolazioni.
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Secondo il racconto del nipote, Agnelli discusse l’idea con Yasser Arafat e Shimon Peres in incontri avvenuti a Cernobbio e successivamente a Roma. «L’intelligenza di mio nonno stava nel voler costruire una fabbrica della Fiat al confine fra Israele e la Striscia di Gaza», ha ricordato Elkann, spiegando che quel progetto avrebbe dovuto trasformare l’economia in uno strumento di dialogo.
Un’idea rimasta senza seguito
L’iniziativa non fu mai realizzata, bloccata dal susseguirsi di attentati e violenze. Elkann ritiene tuttavia che quella proposta conservi un significato anche oggi: la cooperazione concreta e la crescita possono offrire un terreno comune, purché non vengano soffocate dall’odio.
L’imprenditore ha riproposto questa riflessione durante un’intervista con Maurizio Molinari, ex direttore di Repubblica, svolta mentre si trovava in Israele. La visita era legata alle cerimonie organizzate per ricordare, a dieci anni dalla scomparsa, Shimon Peres, una delle figure associate al dialogo tra israeliani e palestinesi.
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