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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Landini alza il tiro: sciopero generale il 20 novembre e attacco al governo

Dalla manifestazione di Roma, il segretario della Cgil annuncia la mobilitazione nazionale e chiede nuove risorse per sanità, scuola e abitazioni

Il 20 novembre è la data indicata da Maurizio Landini per lo sciopero generale della Cgil. L’annuncio è arrivato da piazza del Popolo, a Roma, durante la manifestazione La Via Maestra, dove il segretario del sindacato ha sostenuto che la partecipazione abbia superato le 100mila persone.

Dal palco, Landini ha collegato la mobilitazione alla difesa della democrazia, dei diritti e della giustizia sociale. In piazza erano presenti anche i principali esponenti dell’area progressista, tra cui Giuseppe Conte, Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

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La piazza prepara lo sciopero

Secondo Landini, la protesta dovrà diventare un passaggio di un percorso più ampio di cambiamento. Il segretario della Cgil ha rivendicato il valore collettivo dell’astensione dal lavoro, spiegando che chi sciopera non tutela soltanto la propria condizione, ma contribuisce ad allargare i diritti a tutti.

«Lo sciopero è un diritto sancito dalla Costituzione», ha detto dal palco, definendolo anche uno degli strumenti più solidali a disposizione dei lavoratori. Rivolgendosi alla piazza, ha poi aggiunto: «È ora di riprenderci la parola, difendiamo la democrazia praticandola».

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La patrimoniale e l’accusa al governo

Nel suo intervento, Landini ha riproposto anche l’idea di un contributo patrimoniale. La sua proposta riguarda chi possiede un patrimonio netto superiore a 2 milioni di euro: un prelievo dell’1%, secondo i calcoli citati dal segretario, permetterebbe di raccogliere 25 miliardi da destinare a sanità, scuola e casa.

L’attacco più duro è stato rivolto alla maggioranza e al governo guidato da Giorgia Meloni. Landini ha collegato il riferimento alla “terza Repubblica”, attribuito a una delle sorelle Meloni parlando della legge elettorale, al timore di una trasformazione in senso autoritario delle istituzioni.

«Alla nostra Costituzione nata dalla Resistenza non rinunceremo mai», ha dichiarato. Nella sua ricostruzione, il progetto della maggioranza non sarebbe fondato sul lavoro, ma sul mercato e sullo sfruttamento, con il rischio di indebolire la natura democratica della Repubblica.

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